Sordevolo, il piromane non era il minorenne accusato

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Per una normalissima famiglia di Sordevolo, e soprattutto per il loro figlio adolescente accusato di essere il piromane che lo scorso ottobre appiccò nella stessa giornata ben tre incendi, la decisione del Gip del Tribunale dei Minori di Torino, arrivata nei giorni scorsi, ha rappresentato la fine di un incubo.
Il giudice ha archiviato il procedimento a carico del giovane. Del resto la richiesta di prosciogliere il quindicenne l’aveva presentata il pubblico ministero. Il ragazzino, ascoltato dai carabinieri dell’aliquota di polizia giudiziaria della Procura dei Minori, sarebbe riuscito a  dimostrare come per due incendi contestati lui non potesse essere sul posto, trovandosi a casa. Avrebbe invece ammesso di essere nelle vicinanze del terzo rogo, con la sua bicicletta, ma il suo essere lì sarebbe stata una semplice fortuità. Il suo racconto sarebbe quindi stato tanto convincente da far cadere la pesante accusa — incendio boschivo doloso — contestatagli dai carabinieri di Occhieppo Superiore che lo avevano fermato, in sella alla sua mountain bike. Era l’8 ottobre dello scorso anno.
Quelli erano giorni di grande allarme per gli incendi che stavano interessando un po’ tutte le montagne biellesi dovuti in parte alla siccità ed al forte vento. A monitorare le valli c’erano tutti: dai volontari dell’Antincendi Boschivi (Aib), ai  vigili del fuoco, dai carabinieri della Forestale ai colleghi delle diverse stazioni.
I militari della stazione di Occhieppo Superiore stavano controllando l’area già dalla sera precedente quando notano un giovane che vaga con la sua bicicletta non distante da dove era  stato trovato l’innesco di un ennesimo focolaio. Decidono di seguirlo sino a regione Prera, nelle vicinanze del colle di San Grato e dalla Trappa, luoghi di grande richiamo, per la valenza paesaggistica, anche da fuori provincia. I carabinieri lo osservano a distanza. Lo vedono abbandonare la sua due ruote a bordo strada per infilarsi tra gli alberi. Quando riemerge dalla boscaglia  gli si avvicinano e lo invitano a seguirli in stazione dove lo raggiungeranno i genitori. L’incredulità tra gli stessi militari è tanta, eppure gli elementi raccolti non lascerebbero dubbi. Lui si difende ma non viene creduto. Scatta la denuncia. Chi gli crede e lotta per dimostrare l’estraneità rispetto a quegli episodi sono i genitori che si affidano all’avvocato Francesco Alosi.
La strategia difensiva, basata su un basso profilo — l’avvocato non hai mai voluto parlare di questo caso con i giornali e si nega ancora adesso — e la massima disponibilità dimostrata nei confronti degli inquirenti della Procura dei Minori, alla luce dei fatti, si è dimostrata premiante. A favore del ragazzino deve aver giocato anche il fatto che nessuno dei proprietari abbia chiesto risarcimento dei danni patiti né abbia dimostrato interesse a costituirsi parte civile. Il proscioglimento del quindicenne riapre però il caso e la denuncia per incendio boschivo doloso ora si trasforma contro ignoti.

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