Fausto Dondi (a destra), in compagnia dell'indimenticato Giancarlo Astrua

Mancherà al mondo del ciclismo, al suo mondo, Fausto Dondi. L’instancabile organizzatore cossatese è morto, dopo una lunga malattia, alla vigilia di Natale. Era ricoverato all’ospedale di Ponderano.

Fausto Dondi era l’anima del Pedale Cossatese, la società ciclistica della quale era strato dirigente prima e in seguito anche presidente. Con lui il sodalizio aveva trovato il massimo fulgore, diventando un punto di riferimento nel mondo amatoriale del ciclismo biellese e vercellese. Erano, e sono, tantissime le gare che il Pedale organizza sul territorio. Energico, sempre “in pista”, anche polemico, Dondi era un uomo di sport vecchia maniera. Sulla sua ammiraglia rossa del Pedale in pochi non lo conoscevano e riconoscevano. Era membro del Gruppo Amici dello Sport.

Per lungo tempo Dondi, che aveva 68 anni, ha lavorato anche per il Comune di Cossato. Nel corso della celebrazione funebre, in forma civile, a Santo Stefano in piazza Anginoso proprio di fronte al municipio, è stato salutato da amici e parenti (lascia la moglie Maria Luisa e il figlio Maurizio) e soprattutto dal suo grande mondo del ciclismo. Il Pedale Cossatese (tutti i soci corridori e non hanno presenziato vestiti dei colori della società) lo ha accompagnato con gli onori del caso. Dirigenti e rappresentanze di istituzioni e associazioni hanno ugualmente portato il loro saluto. Anche il suo impegno politico è stato ricordato nel corso della funzione: Dondi ricoprì il ruolo di segretario dell’allora Pci; forte e deciso anche il suo contributo nell’Anpi Cossato-Vallestrona e nella Cgil. Ma senza nulla togliere è certo stato il ciclismo a perdere uno tra i suoi interpreti più appassionati, validi e genuini.

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