Atletica, Simone Perona si racconta dopo la grande impresa alla BI.Ultra di Biella

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Il runner Special Olympics ha percorso 120 km in 24 ore

Simone Perona (foto Jessica Falla).

L’eco dell’impresa di Simone Perona alla BI.Ultra 6.24 si sta allargando a macchia d’olio. L’applauso con cui è stato acclamato a termine gara sul palco per la premiazione è stato l’atto conclusivo della sua splendida prestazione agonistica (120 km in 24 ore consecutive di corsa non sono cosa per tutti) ma anche l’inizio di qualcosa di assolutamente più grande e che va ben oltre lo sport. Il sindaco di Biella Claudio Corradino dopo essersi congratulato con lui già a fine gara, lo premierà ufficialmente a nome della città di Biella il 12 aprile.
Ma non solo. Il video che racconta le sue emozioni e la sua gara, prodotto da Special Olympics Italia, ha raggiunto in pochi giorni oltre 12mila visualizzazioni e fiumi di inchiostro sono stati scritti un po’ ovunque, raccogliendo migliaia e migliaia di like e commenti entusiastici e di incitamento anche di atleti di altissimo livello oltre che del ministro per le disabilità Erika Stefani. E non è tutto perché anche a livello mondiale Special Olympics sta parlando di Simone e di Biella.
La sua grande prestazione sportiva, caratteriale e umana, è frutto di mesi e mesi di allenamenti intensi, finalizzati proprio a questo obiettivo, senza lasciare nulla al caso come fanno i grandi campioni, grazie alla passione e alla tenacia sia dell’atleta sia del suo tecnico Charlie Cremonte e dello staff che lo ha seguito. E non è un fulmine a ciel sereno perché in passato Perona aveva già fatto parlare di sé, vincendo la medaglia d’argento mondiale nella mezza maratona e diventando anche il primo atleta Special Olympics a concludere una corsa di 6 ore, proprio a Biella nel 2019.
Ma conosciamolo meglio Simone Perona, 35 anni del Vandorno, ma legatissimo al quartiere San Paolo di Biella e al suo oratorio dove ha iniziato la sua storia sportiva.

Simone, ci racconti qualcosa di lei.
Dopo aver fatto le scuole elementari e le medie a Biella mi sono iscritto all’Ipsia di Vercelli. I miei compagni sono sempre stati molto gentili e simpatici ed hanno sempre fatto il possibile per coinvolgermi, invitandomi tante volte a stare con loro. E devo dire di essere stato fortunato ad avere dei compagni così perché certe volte le persone tendono ad escludere. Io cerco sempre di fare amicizia con tutti ed anche per questo mi dicono che sono un ragazzo estroverso. Io mi reputo gentile e sono sempre molto allegro. Nella mia giornata collaboro alla “Bottega dei Mestieri” di Chiavazza e poi sono impegnato nelle pulizie e nel giardinaggio in un condominio.

Che tipo di studente era?
Eh… un pochino “rumoroso” diciamo. Qualche nota l’ho presa perché certe volte disturbavo un po’ troppo, ma poi ho imparato grazie anche ai miei compagni di classe.

Come è il rapporto con i suoi genitori?
Molto bello, mi seguono tanto e sono stati felicissimi e orgogliosi di me per aver fatto la 24 ore di Biella. Da piccolo loro mi hanno aiutato tanto e oggi sono più autonomo sotto molti punti di vista. A volte faccio anche la spesa da solo al supermercato. E poi mi piace anche cucinare: amo fare la pasta. Alla carbonara, poi è buonissima.

Come ha scoperto lo sport?
Quando ero adolescente ho scoperto lo sport in televisione. Prima di entrare in Special Olympics con la corsa, ho fatto alcune altre attività. Alle elementari, per esempio, ho fatto nuoto, poi ho provato anche pallavolo. Nel 2012 ho iniziato a correre e poi ho provato anche il flag rugby.

Cosa le piace del fare sport?
Quando corro provo serenità ed allegria, sono davvero felice! Fare sport mi ha aiutato tanto sia perché ho conosciuto tante persone sia perché ha aumentato la sicurezza e l’autonomia in me stesso. Mi piacciono molto anche gli sport invernali, dato che amo la neve, in particolare pratico sci di fondo e faccio corsa con le racchette da neve.

Quali sono le sue altre passioni?
Oltre lo sport, mi piace il giardinaggio e la geografia e poi le fotografie. Mi piace tantissimo vedere le foto che fanno i miei amici e che poi vengono postate su Facebook. Quando posso amo fare passeggiate e corse in montagna: ho fatto anche la Biella-Monte Camino per due volte.

Cosa pensa dello sport unificato?
Pratico il flag rugby ed altri sport unificati come la pallavolo e personalmente li adoro perché incontro altre persone e faccio nuove conoscenze. A me, tra l’altro, piacciono molto gli sport di squadra e gli sport unificati sono una grande occasione per praticarli e divertirmi allo stesso tempo. Quindi che dire, promuovo pienamente gli sport unificati!

Che cos’è per Simone Perona il mondo Special Olympics?
È un mondo bellissimo fatto di unione ed inclusione con tanta gente. Mi ha permesso di conoscere molte persone e di questo sono molto felice. Secondo me Special Olympics è di grande aiuto per i ragazzi con disabilità intellettiva come noi, perché dà loro modo di essere inclusi e di fare gli sport che preferiscono. La mia vita è cambiata molto con Special Olympics perché si possono fare molte cose: sia gli sport ma anche tanti eventi di contorno che ti permettono di impiegare con gioia il tuo tempo. Negli anni sono state organizzate feste ed assemblee sia con gli atleti che con i loro famigliari sia con i fan. Questo è davvero stupendo.

Charlie Cremonte, direttore regionale di Special OlympicsPiemonte è l’allenatore di Simone Perona. Una parte importante di questa impresa è sicuramente sua, sia dal punto di vista motivazionale sia nella costruzione dell’atleta in vista di un evento così duro.

Cosa prova Charlie Cremonte nell’allenare l’atleta Simone Perona?
Provo una enorme soddisfazione a seguire ed allenare Simone, così come da sempre mi capita nel seguire atleti che lottano per ottenere, attraverso lo sport, dei risultati che vanno al di là di ogni aspettativa, atleti che vanno alla ricerca dei propri talenti, anche se a volte, sono magari più difficili da individuare, da coltivare, da esprimere, perché più nascosti. Ma quando capisci che i consigli che tu dai per individuarli vengono ascoltati come fossero “oro colato” , vengono messi in pratica, anche nelle difficoltà e in situazioni più complicate come il cimentarsi in un’impresa come quella che Simone ha portato a termine… allora ti rendi conto che spesso siamo noi che poniamo dei limiti alle abilità delle persone.
Il compito di un allenatore credo sia proprio quello di creare il contesto giusto, di mettere in condizione il proprio atleta di metter in luce le proprie abilità e di concretizzare al meglio tutto l’impegno, l’allenamento, i sacrifici fatti, curando nei minimi particolari il momento della “verifica”, la gara a cui partecipa.

Un pregio e un difetto di Simone.
Simone ha tanti pregi, ha una resistenza e una tenacia che tanti altri atleti, io per primo da ex atleta, gli invidia, l’unico difetto che gli si può imputare e che se incontra qualcuno durante gli allenamenti, non esita a fermarsi a scambiare due chiacchiere, ma forse è un suo pregio anche questo.

Cosa significa per il mondo Special Olympics questa popolarità a livello mediatico portata dalle imprese di Simone?
Credo che l’impresa che ha compiuto Simone, cambierà la storia, ha compiuto qualche cosa che servirà a cambiare l’atteggiamento nei confronti di un atleta con disabilità intellettiva, e la percezione e i pregiudizi che le persone hanno nei loro confronti, servirà ad avvicinare tanti altri atleti allo sport e senza dubbio a tanti famigliari a capire che attraverso lo sport, i propri figli, hanno l’opportunità di acquisire quella dignità che gli va riconosciuta come un diritto!

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