Da una settimana Iacopo Squarcina non è più l’allenatore di Pallacanestro Biella. Avrebbe meritato la conferma, senza se e senza ma, dopo aver condotto fino alla salvezza una squadra che non avrebbe dovuto nemmeno allenare lui. Ha accettato l’incarico che gli è stato dato dopo la partenza di Paolo Galbiati, consapevole dei rischi che avrebbe comportato. Si è caricato sulle spalle gli oneri (molto prima che gli onori), senza mai nascondersi dietro a un dito. Ha sofferto, sudato, commesso errori (chi non ne fa, e soprattutto chi non ne avrebbe fatti al suo posto)… ma non si è mai arreso e soprattutto non ha mai perso buonumore e sorriso.
Un ragazzo (e un allenatore) speciale, che ha accettato da signore la decisione della società di non proseguire più con lui al timone. Decisione legittima, che fa parte del gioco, criticabile ma legittima.
A lasciare perplessi sono state le modalità, nei confronti di un ragazzo che, per quanto ha dato alla causa, avrebbe meritato se non la conferma almeno un trattamento diverso.
Quando tornerà a Biella, da avversario o da spettatore, potrà guardare tutti serenamente negli occhi e, c’è da scommetterci, i tifosi gli riserveranno un’accoglienza speciale, ricordandogli che, chi è rossoblu una volta, lo è per sempre.
Squarcina ha salutato la città, i tifosi e i suoi ex collaboratori con un lungo post sulla sua pagina Facebook, al quale in tanti hanno risposto con affetto.
Ecco le sue parole.
«Abbiamo migliorato, dato fiducia e lanciato giocatori, soprattutto giovani.
Abbiamo lavorato e sacrificato tanto per far crescere una società, la cui storia parla da sola, in un momento così difficile. Siamo stati primi lo scorso anno, abbiamo portato a casa uno scudetto chiamato salvezza quest anno, vincendo a Torino, contro Udine, due volte Verona, squadre col cui budget avremmo fatto altri 5 campionati. Nel mentre abbiamo fatto individuale e continuamente cercato di far migliorare anche ragazzi del settore giovanile, ai quali sono grato per la dedizione e l’amore dimostratomi. Abbiamo dato tutto per quei colori. Per quei tifosi-amici, unici nella loro meravigliosa passione. Far parte centrale di questo progetto, esserne stato addirittura il capo allenatore per una intera annata, per un ragazzo che è partito dal niente e che ha toccato con mano il sogno di allenare una serie A2, è una emozione impagabile. A te, allenatore giovane, ti dico di crederci sempre, anche quando scoprirai che la meritocrazia non conta, anche quando ti diranno che cercheranno sempre qualcuno con più esperienza per vincere. Credi nei tuoi sogni, fidati delle tue competenze, ne uscirai inevitabilmente più forte. Adesso chiudo un cassetto e aspetto di aprire il prossimo. Grazie Marco Atripaldi, a nome di tutti, perché senza di te non avrei avuto questa chance. Grazie a tutti i giocatori che da me si sono lasciati allenare dando tutto loro stessi. Grazie Biella, spero di esserne stato all’altezza. Damiano Olla, Roberto Marocco, Pierpaolo Bruzzi, Marco Lino, Alessio Gaudio, Niccolò Bosio, Nicolò Musso, Vanessa C. Valli, Stefano Villa… senza di voi, non avrei fatto nulla. Grazie».

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