Ciclismo biellese in lutto, addio a Celestino Vercelli

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Un altro signore del ciclismo, del nostro ciclismo, ci ha lasciati. Fa immensa tristezza dover dire della morte di Celestino Vercelli, scomparso all’età di 74 anni.
Cele, perché per tutti era abbreviato così il suo nome in segno di un’amicizia che non ha mai negato a nessuno, è stato icona del ciclismo biellese: da corridore, da imprenditore, soprattutto da uomo. Un uomo buono, mite. Di quelli che lasciano una traccia in vita e più di un ricordo dopo.
Il corridore. È stato il gigante buono dei pedali, un gran bel passista con una stazza fisica notevole. Professionista dal 1969 al 1978 nella decade gloriosa per noi segnata dal terzetto composto proprio da Cele, Adriano Pella, il primo che sarà corso ad abbracciarlo in cielo, e Giancarlo Bellini. Corse con le maglie della Sanson, della Germanvox, soprattutto della Scic, della Brooklyn e dell’Intercontinentale. Vinse poco, perché preferì correre da gregario. L’hurrà, l’unico da pro arrivò bello bello al circuito di Valdengo, quello di casa. Già, perché Cele era nato a Soriso (dove aveva fatto anche il garzone in una panetteria) nel Novarese, ma ben presto si era trasferito nel Biellese, tra Vigliano e Valdengo, dove lo aveva portato il cuore pulsante per la futura moglie Ileana. Tornando al corridore, da dilettante indossò anche la maglia della gloriosa Vallese, vinse e tentò addirittura nel 1968 il record dell’ora dei dilettanti che sfumò per una manciata di metri.
L’imprenditore. Smessi i panni del ciclista cominciò a fare scarpe, da corridore si intende, con la sua azienda che chiamò, per dare un senso al futuro, Vittoria. E vittoria fu, perché in breve tempo Cele allargò mercati e orizzonti, cominciando pure a sponsorizzare i campioni. A Vigliano nella sede di quella che adesso è Vittoria Shoes stanno appese le maglie rosa e iridata di Stephen Roche e quelle del Giro e del Tour di Marco Pantani. E ci stanno perché l’irlandese e il pirata di Cesenatico vinsero con le scarpette fabbricate da Vercelli nei piedi.
L’uomo. Lo stanno piangendo in tanti in queste ore con l’amatissima moglie Ileana e i figli Veronica ed Edoardo, che prosegue per primo da anni con ambizione e visione il percorso aziendale di famiglia. E prima del corridore e dell’imprenditore il ricordo è proprio per l’uomo. Non una coincidenza per chi nella vita ha saputo distinguersi per un modo di fare ed essere che è delle persone buone. Non è poco. Addio Cele, signore del nostro ciclismo.

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