Ciclismo, Trofeo Squillario sempre spettacolare

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Corsa dura doveva essere e corsa dura è stata il trofeo Squillario numero 69, che domenica ha portato sul suo primo gradino del podio un corridore trentino, come già successo nel recente passato. L’ha vinta Federico Iacomoni la classicissima per allievi di Piatto, sempre ben organizzata da un Velo Club Piatto, ogni anno più bravo a conservare tradizione e fascino di un evento vero, e in cabina tecnica da un Team Paldi più rodato che mai.

La corsa. Le scaramucce delle prime fasi, con tanti attacchi ma senza una fuga vera, sono state il preludio all’allungo deciso e dirompente di Damiano Valerio e Manuel Oioli, due nomi da circoletto rosso già alla vigilia tra i 117 iscritti che domenica nel primo pomeriggio, quando Ezio Salza, il primo storico vincitore dello Squillario, ha abbassato la bandierina sono diventati 101. A neppure metà degli 84 chilometri totali, divisi sulle cinque tornate e mezzo del circuito che è storia tricolore da vent’anni, i due hanno allungato senza curarsi troppo del primo gran caldo e dei tanti chilometri per andare all’arrivo. Un minuto e più il vantaggio che ha fatto prendere all’azione dei due le sembianze di qualcosa di serio e non solo per la caratura dei protagonisti. Dietro a darsi da fare la rappresentativa del Trentino e quella del Veneto, due delle quattro selezioni regionali presenti, e i piemontesi della Vigor. Un guaio meccanico, ignorato inspiegabilmente dal cambio ruote, impediva dopo poco a Oioli della Bustese Olonia di proseguire l’azione. Davanti però Damiano Valerio, maglia Madonna di Campagna, non desisteva e quando da dietro, con un gran numero, rientrava il tentino Federico Iacomoni, il tandem sembrava di nuovo essere quello buono per giocarsi il successo. Così era, con il vantaggio sempre sopra il minuto e mezzo, e l’ultimo giro servito solo a sparigliare un poco le carte dietro tra primi inseguitori (soprattutto i Vigor) e un gruppo rotto ovunque. La salita del Castello di Valdengo, novità del percorso nell’ultima tornata, non cambiava il copione; era invece l’erta verso Piatto a lanciare Iacomoni, più forte di uno stremato Valerio. Alla fine nel cuore di Piatto braccia levate per il secondo anno ma ancora quindicenne trentino, al secondo successo stagionale. Media di poco superiore ai 36 km/h sugli 84 chilometri per il vincitore, raggiante e quasi commosso sul podio delle premiazioni. Dietro di 35” chiudeva il piemontese Valerio, bravo, generoso e combattivo. Terza piazza del podio per Immanuel D’Aniello (D’Aniello Cycling), un campano che aveva gamba, ma evidentemente ha atteso troppo. Poi Fede (Cadrezzate) a 44”. Dal quinto a settimo posto l’han fatta da padroni i corridori della Vigor con Lovera (a 47”), Lo Verso (a 53”) e Boetti (a 1’07”). Ottavo Gemin (a 1’29”) della rappresentativa veneta, nono Bona dell’Ossolano e decimo Balestrini (a 1’37”) dell’Orange Bike. Alla spicciolata l’ordine d’arrivo ne avrebbe contati 37.

Da dire non resta tantissimo su una corsa che ha saputo far di necessità virtù e ha presentato un parterre di presenze non male per la categoria, nonostante l’assenza, causa campionato regionale, dei lombardi e anche il forfait di due rappresentative all’ultimo. Situazioni che non hanno certo spaventato un Velo Club Piatto, guidato dal presidente Massimo Quaglia, bravo a tenere il livello alto di una corsa storica, che giusto giusto tra un anno festeggerà le settanta edizioni. Conoscendo idee, voglia di fare e ambizione che circola dalle parti di Piatto, secondo il più classico degli insegnanti di un patron Gianpaolo Botta un poco defilato ma sempre vero riferimento dello Squillario, c’è da credere che da ieri sera, salutato il successo di Iacomoni si stia già lavorando per il 2018. Non può certo essere diversamente.

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