Una gara particolare, a dir poco: il luogo è ad un centinaio di chilometri al di là del confine italiano, nel Canton Ticino in Svizzera, l’obiettivo è percorrere la scala che porta verso il paradiso, proprio così “Stairway to heaven” come cantavano i Led Zeppelin nel lontano 1971.
E così si chiama anche questa incredibile salita: la “Stairways to heaven”, con una “s” in più forse perché i gradini per arrivare in cima sono veramente tanti. Si parte dai 1010 metri di Piotta con l’obiettivo di raggiungere Piora a quota 1793 metri sul livello del mare: 783 metri di dislivello positivo su un percorso di circa 1300 metri con ben 4261 gradini di altezza variabile e pendenze da brividi. è la scalinata che costeggia la funicolare del Ritom, realizzata nel 1917, inizialmente dedicata al trasporto di materiale e uomini impegnati nei lavori di costruzione dell’omonima diga e oggi attrazione turistica di rilevanza internazionale.
Quattro biellesi sono riusciti ad iscriversi (il numero è limitato a 200 partecipanti) e a diventare orgogliosi finisher di questa extreme vertical: si tratta di Alex Marino, maratoneta (e non solo) del Biella Running; Manuela Sità, grande appassionata di montagna e organizzatrice di trail nel Biellese; Yuri De Lucia, atleta non tesserato Fidal, appassionato di mountain bike; Stefano Pozzo, triathleta “IronMan” dell’IronBiella oltre che tesserato Fidal per il Biella Running, l’unico ad aver già disputato in passato questa gara e capace di migliorarsi di 4 minuti.
Nella puramente statistica “classifica” biellese ha prevalso il da poco ventunenne Yuri, 78° assoluto col tempo di 40’52”, mentre Alex (classe 1979) ha terminato subito dietro, 79° in 41’16”, e Stefano (nato nel 1983) 86° in 41’33”. Sotto l’ora per pochi decimi di secondo Manuela, 36ª donna in 59’59”.
Alex Marino racconta la sua esperienza con la gioia pari a quella di un bambino che ha appena ricevuto il suo giocattolo tanto sognato: «Un’avventura pazzesca: da rifare. Arrivare in cima è stato qualcosa di bellissimo. E poi tutto il contorno: in partenza di sentiva proprio l’adrenalina dei partecipanti, la voglia di scalare quei gradini infiniti. Come si prepara una vertical del genere? Premesso che è la più dura che io abbia mai fatto, devi fare gran dislivelli e soprattutto gradini di qualsiasi altezza per abituare il cervello: mentre salivo dovevo stare attento a dove mettevo i piedi perché i gradini non erano tutti uguali e un problema in più era l’inclinazione che variava verso l’interno man mano che le pendenze aumentavano».
Pendenze che arrivano a oltre 40 gradi (41,3 la massima, per la precisione) e quasi all’88% «Ti veniva da partire a bomba, ma sarebbe stato un errore: se andavi fuori soglia era dura riprendersi, non c’era nemmeno un pezzettino in piano per rifiatare, anzi, l’ultimo pezzo era ripidissimo».
La partenza, naturalmente, era individuale, ogni 45 secondi con la difficoltà del caso a superare eventualmente altri concorrenti più lenti. Tutto in grande sicurezza con molti addetti lungo il percorso e ben 8 “uscite di sicurezza”.
Ma come si corre un vertical così? I primi sono dei veri “spidermen”: il vincitore, lo svizzero Friedrich Dahler, ha impiegato 27 minuti. «Io ho fatto il 60 per cento della gara a gattoni e in tanti l’hanno affrontata così» conclude Alex «Usando mani e piedi si fa meno fatica e si spinge di più: sei mi mettevo dritto rischiavo di andare col busto indietro. Pur con la stanchezza che ti lascia una cosa del genere, mi dicessero di rifarlo domenica, lo rifarei subito».

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