Ciclismo, l’Ucab Biella festeggia i 95 anni

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Novantacinque anni. Buon compleanno Ucab Biella. Tanto sarà passato domani da quella sera in cui il caffè Italia in Riva trovò una stanza e un tavolo per degli avventori speciali. Igino Boglietti, Costantino Cavagna, Felice Carpano, Eber Antonello, Pierino Roy, Bernardo Roy, Arturo Prina, Alfonso Ferrara, Umberto Verna, Gustavo Gubernati, Osvaldo Germanetti, Isidoro Gatti, Ferruccio Fresco, Pietro Piazza, Antonio Panataro, Giovanni Ramella e Armando Robazza facevano nascere l’Unione Ciclo Alpina Biellese, che si sarebbe consegnata alla storia del secolo scorso e alla cronaca dell’attuale con il più immediato acronimo di un nome, Ucab, che a Biella, ma non solo, appena pronunciato dà autorevolezza e induce rispetto. Quasi riverenza – sicuramente riconoscenza e stima – verso una società che è chiaramente un patrimonio. Il fatto particolare – e qui certo contano capacità e passione dei protagonisti succedutisi negli anni – è che l’Ucab, in fondo, per il nostro territorio sia sempre stata un patrimonio. Fu così appena nata, è stato così negli anni Cinquanta, lo era sempre negli anni Novanta, lo rimane oggi scavallata la modernità degli anni del futuro. E credo lo resterà ancora a lungo. Sempre per e con motivi diversi. Sulle persone la chiamano resilienza, su una società sportiva – che poi di persone è fatta – forse è sufficiente chiamarla visione.
Una storia, quella dei rossoneri di Biella (seconda per anzianità da noi solo alla Pietro Micca), partita, prima che con le corse, con un ballo pubblico nel 1925. Poi solo, sempre ciclismo. Più o meno grande, a seconda dei periodi e delle contingenze, ma sempre genuino, intenso, fiero.
Il compleanno si celebrerà domani (sabato 20 giugno), pur con le restrizioni da pandemia, all’hotel Agora con una conferenza stampa, una proiezione e una cena.
Quello dell’Ucab è un iter passato attraverso corridori, comprimari e campioni, che con quella fin da principio gloriosa maglia con le quattro lettere puntate sul petto hanno sognato. Citare qualche nome vorrebbe dire dimenticarne altri, ma in un revival, senza far torto a nessuno, è bello sussurrare per monti e discese, come in un albo d’oro, quelli di Zegna, Cagliano, Nuccio, Capellaro, Dallimonti, Banino, Falsini (unico biellese al maschile ad aver vinto un titolo italiano, tra gli esordienti), Callegher, Bassi, Danilo Ferrari, Dondoglio, i Verdoia, Riva e via dicendo.
Un iter passato attraverso corse, sporadiche e leggendarie, che sotto a quegli striscioni d’arrivo hanno regalato spettacolo. Così epica è finita sui libri la Biella-Oropa, mentre a molto ha resistito la Torino-Biella, quel Giro della Provincia prossimo agli ottanta anni che solo la pandemia ha impedito che quest’anno tornasse a proporre il suo dispiegarsi secondo il vecchio nome da partenza ad arrivo. La Torino-Biella, classicissima icona del ciclismo dilettantistico – e forse il solo peccato resta quello di averla “declassata” di categoria per qualche stagione, lei che aveva resistito al rischio scomparsa nel 1978 grazie anche al nostro giornale e all’intraprendente fare di Ugo Pinarello – resta la perla. Centinaia poi sarebbero i traguardi da raccontare di mille avventure intitolate spesso al ricordo di ex.
Un iter passato attraverso dirigenti, di lungo corso o meno ma sempre animati da fervido entusiasmo, che dietro ad una scrivania o su un’ammiraglia hanno svolto un lavoro sociale impagabile. I fondatori, cui idealmente andrebbe aggiunto Ildo Viglieno, stanno là, ma qui, in un’altra operazione che purtroppo fa dimenticare qualcuno, bisogna dire che la storia l’hanno fatta Renzo Arduino, il senatore ucabino, e i compianti Bruno Garella e Lorenzo Rossato. Oggi, in un tempo odierno lungo già sedici anni, il presidente, che incarna alla perfezione i valori e i propositi ucabini, è quel Filippo Borrione, bravo, passionale e consapevole del patrimonio che guida. Lo stesso che domani, unitamente a Giuseppe Tricerri, per citare un altro degli artefici della storia, festeggerà i novantacinque anni dell’Ucab. Che continua a essere sodalizio dal passato eccezionale e dal presente da vivere per via del futuro cui ha sempre saputo guardare. Ancora buon compleanno Ucab.

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