Una storia iniziata in sordina nel 1996 e che dopo quasi 22 anni vede la Virtus Chiavazza festeggiare l’accesso ai playoff che potrebbero addirittura portare la società in B1 femminile, la terza serie nazionale.
Sabato sera il 3-0 contro il Normac Genova ha regalato una grande soddisfazione al gruppo di ragazze costruito in estate dal gm Franco Vecco Garda e plasmato nel corso di questi mesi da coach Cristiano Mucciolo, subito vincente al primo anno in nerofucsia.
Federica Baratella e Cristina Mariottini sono tra le più felici al termine della vittoriosa partita contro Genova che ha portato la Virtus ai playoff.
Hanno una scarpetta piena di sassolini da svuotare: «Parlano i risultati: in passato ci è stato detto che eravamo solo delle perdenti? Non ci sembra proprio. Noi ora andiamo ai play-off». Punto a capo.
Due ruoli delicatissimi, una partita quella di sabato, da migliori in campo. un campionato in crescita, soprattutto mentale oltre che dal punto di vista tecnico, come ha più volte sottolineato coach Mucciolo.
Federica Baratella, il libero in maglia gialla, è al settimo cielo: «Ci siamo meritate questi playoff, abbiamo dato tutto e finalmente abbiamo centrato questo obiettivo, frutto del grande lavoro che è stato fatto in palestra in questi mesi».
Cristina Mariottini è nata e cresciuta a Chiavazza, ha vissuto il quartiere, ha giocato da giovanissima nella Virtus (come Baratella), ha vinto tanto col settore giovanile del TeamVolley e prima di ritornare in nerofucsia ha esordito in B2 nel Canavese. «Sono stracontenta: non so nemmeno descrivere cosa sto realmente provando. Poi in realtà, come sempre, non sono così soddisfatta della mia prestazione, ma credo sia normale in ogni giocatore. Oggi dopo questo grande risultato devo ringraziare le mie compagne: è molto facile giocare serene in questo gruppo. Così come un grazie gigante va a Mucciolo: è un “rompiscatole” ma davvero un grande; ci fa lavorare, pretende molto, è pignolo, e soprattutto crede in ognuna di noi».
Mariottini, da poco laureata, è la dimostrazione che si può crescere in una piccola realtà di quartiere e arrivare a giocare in alto senza tralasciare la scuola: «Si può e si deve coniugare lo sport con la vita di tutti i giorni, il lavoro o lo studio: basta sapersi organizzare. Anzi proprio il sapere di avere un impegno sportivo con se stessi e con le compagne, aiuta le bambine, le ragazze ad organizzarsi, ad avere delle priorità. Se si vuole si può. Alle nostre giovani che ci sono state così vicino quest’anno dico di non mollare mai, di non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà o agli infortuni, perché prima o poi le cose belle arrivano e ti ripagano di tutti gli sforzi fatti».

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