Gian Luca Cavalli è il biellese più in alto di sempre: ha raggiunto gli 8586 metri della terza vetta del mondo

L’alpinista della Scuola Guido Machetto del Cai Biella ha raggiunto la vetta del Kanchenjunga al confine tra Nepal e India

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A quota 8.586 metri, là dove l’aria si assottiglia fino quasi a scomparire e il mondo sembra dissolversi nel bianco dell’Himalaya, c’è oggi anche un pezzo di Biella. Nella giornata del 20 maggio l’alpinista biellese Gian Luca Cavalli, a 61 anni, ha raggiunto la vetta del Kanchenjunga, la terza montagna più alta della Terra. Un’impresa che entra nella storia dell’alpinismo biellese: nessuno, prima di lui, era mai arrivato così in alto.

L’ascensione è avvenuta dal versante nepalese della montagna, in stile alpino, senza l’ausilio di ossigeno supplementare e senza portatori d’alta quota, lontano quindi dalle logiche delle grandi spedizioni commerciali che oggi frequentano gli ottomila himalayani. Una scelta coerente con il modo di vivere la montagna di Cavalli, accademico del Caai, istruttore di alpinismo della Scuola Guido Machetto del Cai Biella e figura di riferimento dell’alpinismo esplorativo biellese.

Partito per il Nepal dopo Pasqua, Cavalli aveva raggiunto la biellese Donatella Barbera, medico esperto nella gestione delle emergenze in quota e alpinista di grande esperienza, oltre che amica di lunga data. Con loro anche l’alpinista francese Serge Hardy, classe 1967, residente a Brest, tra i più solidi interpreti dell’alpinismo d’alta quota europeo: ultimo francese ad aver completato il celebre “Snow Leopard”, salitore del Gasherbrum II senza ossigeno e del K2 nel 2025, oltre che protagonista di spedizioni e ultratrail internazionali.

Le notizie che filtrano dal campo base del Kanchenjunga - le comunicazioni non sono facili - sono ancora poche e frammentarie. Trapela però la grande emozione per una salita portata a termine con uno stile essenziale e pulito.

Per Gian Luca Cavalli si tratta di una soddisfazione enorme, anche alla luce di un 2025 segnato da momenti difficili. Lo scorso anno infatti era stato costretto a rinunciare all’Annapurna dopo essere rimasto ferito da una valanga. In quella spedizione a raggiungere la vetta era stato il compagno Cesar Rosales, peruviano ma biellese d’adozione. Sempre nel 2025 Cavalli aveva tentato anche il K2, dovendo però rinunciare dopo una lunga attesa a causa di condizioni giudicate proibitive.

Alle spalle di Cavalli c’è però un curriculum alpinistico impressionante. Ha partecipato alla prima spedizione italiana su un settemila in Kazakistan, ha aperto nuove vie nel Pamir, ha scalato in Pakistan, Kirghizistan, Marocco, Scozia, Giordania, Canada, Stati Uniti e perfino in Antartide. Una sua salita nel Karakorum pakistano è stata candidata ai prestigiosi Piolet d’Or 2018.

Nel 2024 era stato il leader riconosciuto della spedizione del Cai Biella al Karakorum, culminata con il successo di Tommaso Lamantia sul K2 e con Matteo Sella fermatosi a pochi metri dalla vetta. Nella stessa spedizione Cavalli e Rosales avevano conquistato il Broad Peak, superando gli 8mila metri.

Istruttore di alpinismo e membro del Club Alpino Accademico Italiano, di cui è stato vicepresidente del gruppo occidentale, Cavalli negli anni ha affiancato alle spedizioni anche un intenso lavoro divulgativo attraverso fotografie, film e conferenze dedicate alle montagne del mondo.

L’impresa sul Kanchenjunga assume anche un valore simbolico particolare per Biella. Cavalli si è infatti mosso idealmente sulle tracce di Vittorio Sella, il grande esploratore biellese che proprio attorno al Kanchenjunga realizzò alcune delle immagini più celebri della storia dell’alpinismo himalayano.

La spedizione, sostenuta tecnicamente dal Cai Biella e sponsorizzata da Limit - il nuovo progetto dedicato a sport e salute che sta nascendo a Vigliano Biellese e di cui Cavalli sarà testimonial - e Allianz Bank ha voluto portare anche un messaggio di pace attraverso il progetto artistico “DX PEACE SX” dell’artista biellese Paolo Barichello. Nata a Biella nel 2019, l’opera trasforma il pianeta in una colomba, simbolo universale di pace. Negli anni il progetto è cresciuto diventando un gesto collettivo condiviso da centinaia di persone, volando dalle Alpi agli 8mila. Ma è da Biella che sono partite sette piccole colombe affidate ad altrettanti alpinisti perché viaggiassero di mano in mano lungo il mondo delle montagne. Non conta la vetta, ma il passaggio. Non il primato personale, ma la condivisione.

E oggi una di quelle colombe è arrivata anche sugli 8.586 metri del Kanchenjunga.

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