I vent’anni del laboratorio di genomica: storia, presente e futuro della ricerca sui tumori

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Il 21 maggio del 2001 era un lunedì di cielo sereno: gli occhi di Elvo Tempia e del ministro della Sanità Umberto Veronesi guardavano Simona Tempia, incaricata del taglio del nastro che inaugurò la prima struttura biellese dedicata alla ricerca medico-scientifica. Sono passati vent’anni e quel gesto ha iniziato una storia che, nel presente, si chiama laboratorio di genomica, protagonista di lavori che sono stati oggetto di più di 125 pubblicazioni sulle riviste di settore. Soprattutto, ognuno di loro ha consentito passi avanti nella conoscenza dei tumori e del modo migliore di diagnosticarli e curarli. Non solo, ha permesso la stipula di convenzioni e la realizzazione di collaborazioni con la sanità pubblica, con centri di ricerca e università nazionali ed europee, ospitando più di trenta tirocinanti per tesi di laurea, dottorati di ricerca o scuole di specializzazione.
La continuità rispetto a vent’anni fa ha il volto di Giovanna Chiorino, la bio-matematica che fece parte fin dal primo giorno dello staff del laboratorio che dirige: «Eravamo in due: io e una biologa» dice. «Oggi siamo una squadra molto più numerosa: biologi, biotecnologi, bioinformatici. Rispetto ai nostri primi passi, siamo in grado di raccogliere una mole di dati molto più grande da ogni singolo campione». Lo scopo del laboratorio è proprio “smontare” le cellule tumorali per comprendere la loro natura e le differenze rispetto alle cellule non tumorali. Capire quali alterazioni hanno subito è utile non solo per fare diagnosi migliori, ma anche per disegnare terapie mirate che colpiscano le cellule tumorali sede di quelle specifiche alterazioni. «La ricerca in questo modo si mette a disposizione delle terapie» sottolinea Giovanna Chiorino «come era nell’obiettivo primario del laboratorio quando nacque all’interno del progetto Sendo. Vogliamo fare in modo che le cure siano più personalizzate possibile».
In questo periodo sono cinque i progetti di ricerca sul cancro a cui si sta lavorando nelle stanze di via Malta 3. Al progetto “3Tx3N” collaborano il laboratorio di oncologia molecolare del Fondo e le strutture di anatomia patologica e ricerca clinica dell’ospedale di Biella, oltre al Policlinico Gemelli di Roma che ha fornito parte della casistica analizzata. L’obiettivo è classificare i tumori al seno tripli negativi, più resistenti alle cure tradizionali, definendo un numero minimo di geni con la prospettiva di personalizzare il più possibile le cure. Un secondo progetto sul cancro alla mammella, che deriva dal progetto “Andromeda”, lavora sull’identificazione di nuovi marcatori che, insieme ai fattori di rischio noti e allo stile di vita di ogni donna, possano consentire un calcolo delle possibilità di ammalarsi arrivando anche a personalizzare i test di screening.
Riguarda la ricerca di nuovi marcatori sia nel plasma sia nei tessuti anche il progetto Dp3 legato alla diagnosi precoce del tumore alla prostata, con l’obiettivo di migliorare l’identificazione della malattia e la definizione della prognosi. Verranno analizzati in tutto 700 campioni di uomini reclutati tra Biella e Torino e 200 provenienti dall’università di Vienna. Si chiama “Mactrem” lo studio sui melanomi che si propone di identificare marcatori in grado di predire, per uomini e donne, il rischio che il tumore si sviluppi una seconda volta o che compaiano metastasi anche diversi anni dopo la prima diagnosi. Un ultimo progetto riguarda lo studio dell’attività di nuovi farmaci sintetizzati dal dipartimento di scienze e tecnologie del farmaco dell’Università di Torino, testati dal laboratorio biellese contro i carcinomi dell’orofaringe non causati dall’infezione da Papillomavirus umano, i tumori orofaringei più aggressivi, e contro i colangiocarcinomi, altri tumori molto aggressivi delle vie biliari.
Questi studi coinvolgono l’intero staff del laboratorio, inclusi dottorandi e tesisti, e hanno prodotto pubblicazioni già accettate da riviste scientifiche internazionali, un passo fondamentale per mettere la conoscenza a disposizione di tutta la comunità medica, o in fase di preparazione. Ma è un lavoro che ha costi ingenti: per i cinque progetti sono necessarie risorse superiori a 1,2 milioni di euro, parzialmente finanziate da Regione, fondazioni bancarie, fondi europei, club di servizio, istituzioni mediche, oltre che naturalmente dalle donazioni delle tantissime persone che sostengono il lavoro di Fondo e Fondazione Tempia. «Nulla può accadere senza l’aiuto dei nostri donatori» dice Viola Erdini, che presiede la Fondazione Tempia. «I risultati ottenuti in questi vent’anni, con Biella al centro dei progressi della medicina e della scienza nelle cure al cancro, devono essere un fiore all’occhiello per ciascuno di loro».

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