In città più bambini stranieri, ma non ci sono posti al nido

L’associazione Mondi Senza Frontiere e altre volontarie accudiscono i piccoli, e dicono: «Serve una soluzione da parte del pubblico»

Aumenta il numero dei residenti stranieri in città e, con questo, si manifesta un fenomeno che sta coinvolgendo l’associazione Mondi Senza Frontiere e diverse volontarie cossatesi. Spiega Ornella Segato: «La nostra associazione da più di 10 anni è impegnata nell’aiuto ai migranti. Se nei primi anni i richiedenti asilo sul nostro territorio erano soprattutto giovani uomini, ultimamente sono arrivate anche molte ragazze in seguito ai ricongiungimenti familiari richiesti da chi vive e lavora nel Biellese ed è quindi riuscito a costruirsi una condizione economicamente e socialmente stabile. Queste giovani donne, per fortuna arrivate in Italia in modo regolare, spesso hanno uno o più bambini molto piccoli. L’impatto tuttavia non è facile: si trovano in un mondo completamente diverso dal loro, isolate dalla famiglia di origine e non conoscono la lingua italiana. Emerge la necessità di sostenerle in un percorso di autonomia che consenta loro di uscire dall’ambito ristretto della famiglia, di confrontarsi con la nuova realtà, e soprattutto di immaginare un percorso lavorativo».

Da questo punto di vista è importante per queste giovani madri avere la possibilità di frequentare i corsi di italiano. E in effetti le occasioni ci sono: dal punto di vista del volontariato, nel 2021 è nato uno spazio organizzato da Mondi Senza Frontiere in collaborazione con l’associazione La Speranza, per proporre lezioni di lingua italiana in attesa che le ragazze potessero frequentare le lezioni ufficiali organizzate dal Cpia, il Centro Territoriale di Istruzione degli Adulti.

«Finalmente nell’anno scolastico 2022/2023 sono stati attivati i corsi di A1 e A2» spiegano Ornella Segato, Isa Strona e Rebecca Rizzo, volontarie, «nei locali della scuola media Leonardo da Vinci. Purtroppo non era previsto un servizio di assistenza ai bimbi per permettere alle mamme straniere di assistere alle lezioni».

L’importanza del nido per garantire autonomia e integrazione

Da questo punto di vista è diventata cruciale la possibilità di iscrivere i bambini al servizio di asilo nido: «Questo è un tema fondamentale sia per perseguire l’obiettivo di sostenere l’autonomia delle giovani madri, sia per inserire al più presto i bambini nella comunità in cui cresceranno. Il regolamento dell’asilo nido di Cossato» spiegano le volontarie «prevede la precedenza alle famiglie con entrambi i genitori che lavorano. Questo purtroppo ha fatto sì, nell’anno in corso, che nessuna delle domande di famiglie a noi note abbia avuto esito positivo. Purtroppo nemmeno nei nidi privati della zona ci sono posti liberi. Questa tendenza, che riguarda un numero sempre maggiore di bambini stranieri, è destinata a consolidarsi in futuro, perciò sarebbe bene che l’amministrazione comunale prendesse in esame il fenomeno per immaginare soluzioni efficaci».

L’attività delle volontarie:
soddisfazioni e difficoltà

«Per risolvere il problema l’associazione Mondi Senza Frontiere ha attivato uno spazio di assistenza e accudimento dei figli, per lo più lattanti, delle donne straniere che frequentano i corsi a Cossato. L’attività si svolge in un’aula messa a disposizione dalla scuola media Da Vinci in seguito alla richiesta del Cpia. Questo spazio, adiacente alle aule di lezione, consente alle mamme di seguire le ore di insegnamento della lingua italiana pur occupandosi, quando necessario, dei loro piccoli. Anche in questo caso» dicono le volontarie «sarebbe necessario trovare soluzioni adeguate».

I bambini accolti sono 8, di un’età compresa tra le 5 settimane e i 5 anni, le volontarie che se ne occupano sono una quindicina. «Data la differenza di età dei bambini, con rammarico non ne sono stati accettati altri, per la necessità di rispettare un rapporto numerico adulto-bambino adeguato alle necessità».

L’assessore Borin: «Una realtà senz’altro da considerare»

L’assessore agli asili nido Sonia Borin dice che, appresa la situazione, da parte dell’amministrazione comunale c’è il massimo interesse a valutare possibili soluzioni. «Al nido è già presente una realtà multiculturale: tra gli iscritti ci sono due bambini cinesi e un piccolo africano. Recentemente uno dei posti per il servizio civile volontario è stato affidato a una giovane di religione musulmana, per favorire l’attenzione a questa realtà. Il regolamento purtroppo è quello storico, che attribuisce un punteggio più elevato ai genitori residenti che lavorano entrambi. Più volte si sono presentate criticità per alcune categorie di lavoratori, ad esempio per gli insegnanti che non sono di ruolo».

Borin spiega che viene richiesto il contratto di lavoro al momento della richiesta, perciò in determinati periodi dell’anno per gli insegnanti precari è impossibile produrlo, pur avendo la necessità di usufruire del servizio per diversi mesi. «Abbiamo risolto questo problema consentendo la consegna del contratto a settembre, periodo in cui avvengono le nomine. E anche nel caso delle mamme straniere si potrebbe immaginare di prevedere un punteggio che equipara i corsi di italiano a un’attività lavorativa».

Oggi i posti al nido sono 38, a cui si aggiungono 5 posti all’asilo privato Peter Pan, convenzionato. «Di fatto sarebbe necessaria una riforma a livello centrale, che preveda regole meno stringenti e la possibilità di ampliare il numero di posti disponibili: oggi per accogliere 6 bimbi in più abbiamo bisogno di 3 educatrici. Una spesa non sostenibile. Il nido dovrebbe invece essere un servizio formativo come la scuola materna, ovvero un percorso più aperto, con educatori ministeriali e con meno vincoli relativi ai costi». Conclude Borin: «Considerare questa nuova situazione dei bimbi stranieri è importante, anche perché è in controtendenza rispetto al dato nazionale delle nascite, in netta decrescita».

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