L’anima cossatese vola a Los Angeles
Il duo cossatese Zambolin-Tori espone le proprie oltreoceano valorizzando il territorio
Fotografare, catturare l’attimo. Dal 2010 “Archetipo creativo”, formato dai cossatesi Linda Zambolin e Francesco Tori, sta crescendo e fondando, con progressiva convinzione dei propri mezzi, le proprie radici a livello internazionale. Fermarsi un istante per apprezzare ciò che il nostro territorio ci dà, ciò che la natura regala all’essere umano e riflettere dimenticandosi di rumori che la routine quotidiana obbliga a vivere, senza paura dell’imperfezione: da questa estrema sintesi si sviluppa il racconto del duo creativo, di cui poco più di anno fa avevamo già parlato.
A Los Angeles
Mostra oltreoceano. Sabato 10 gennaio a Los Angeles, dalle 13 alle 16, si è tenuta l’inaugurazione di “C’era una volta - come incarnazione del luogo”. Il progetto di Linda Zamoblin e Francesco Tori rievoca l’autenticità restituendo l’imperfezione e invitando spettatori ed osservatori a cogliere il “qui e ora”. Riconsegnare l’anima ad un luogo attraverso il singolo scatto è il punto saldo della filosofia professionale del duo artistico, che ha commentato così la propria crescita: «Le sensazioni che stiamo vivendo sono fantastiche. Il bello di questa nostra fase sta nel capire che possiamo condividere il concetto di equilibrio, come parte indispensabile per l’uomo, con persone estremamente interessate a tale tematica». Se già nel 2022 venne esposto il ciclo “Echi” a Los Angeles e nel 2024 fu la volta di un estratto de “I luoghi dell’anima” nella mostra collettiva “Now and now and now”, quella attuale rappresenta un’ulteriore occasione per esportare il proprio pensiero volto a valorizzare il territorio locale, biellese. “Archetipo creativo” è in mostra fino al 14 febbraio sotto l’ala della gallerista Victoria Chapman, fondatrice dello spazio artistico “El Nido”. La pregevole fattura delle opere di “Archetipo creativo” è proprio certificato dall’impegno assunto dalla curatrice d’arte. Laureata alla School of the Museum of Fine Arts a Boston e fondatrice di “VC Projects” nel 2014, Victoria Chapman sostiene gli artisti nello studio dei propri progetti, conta su contributi riconosciuti attraverso ruoli di curatrice in primo piano, come “Small Talks” e, tra gli altri meriti, è membro onorario del St. James Club e della Royal Over-Seas League a Londra.
“C’era una volta”, la valorizzazione di spazi che stanno scomparendo
2019. Rosazza. La foto di un pascolo è la chiave che apre un portone. Si crea un pensiero, un’idea di fondo che Tori e Zambolin applicano: «Il rallentamento rispetto ai rumori di fondo della nostra società è rispecchiato perfettamente nel pascolo. Attarverso le nostre fotografie abbandoniamo le cose che non si vedono nella fretta e captiamo un punto di vista emozionale, che è quello che la nostra terra dà». Questo messaggio può essere esternato tanto a livello locale, poiché si parla di territorio biellese, quanto a livello mondiale visto il principio universale che lega la tranquillità di ambienti come i pascoli.
Sono proprio la filosofia dell’autenticità che privilegia l’utilizzo del bianco e del nero e il soggetto, il pascolo, ad aver permesso al duo artistico di costruire una rete tesa a valorizzare il proprio operato. Dal critico d’arte Giuseppe Maria Andrea Marrone a Giada Prione, presidente dell’associazione socio-culturale “Piccola Fata”, i legami instaurati hanno innalzato l’asticella fino a permettere di creare una collaborazione che nel futuro prossimo porterà soddisfazioni.
2026, l’anno dei pascoli e dei pastori
Perchè sono importanti i pascoli. Valorizzano il paesaggio, contrastano il cambiamento climatico, integrano l’uomo alla natura e al territorio. Come detto nella conclusione del paragrafo precedente, momenti di gioia personale arriveranno a breve per il binomio Zamoblin-Tori: «Il 2026 è stato scelto dall’Onu come Anno internazionale dei pascoli e dei pastori come testimonianza dell’importanza che questi giocano nella creazione di un ambiente sostenbilie. Il nostro lavoro è stato apprezzato dalla delegazione Fai Biella, nella figura del presidente Davide Furfaro; tale riconoscimento ci permette di organizzare una mostra in primavera, in conocimtanza delle giornate Fai. Ci teniamo: siamo contenti di mettere in mostra al di fuori dei confini nazionali cosa facciamo, ma sarebbe altrettanto bello farlo a livello locale e nazionale».
Gli spunti portati avanti dai due artisti cossatesi sono stati riconosciuti pienamente proprio da Davide Furfaro, presidente della delegazione biellese del Fai: «Archetipo Creativo è pertanto un canale importante che valorizza il racconto storico e il significato del pascolo in un territorio come il nostro che nella sua storia e nella sua economia comprende molti terreni di montagna un tempo adibiti a pascolo e curati dall’uomo in questo senso. Un lavoro di sensibilizzazione che la delegazione desidera sostenere e portare anche nel territorio biellese, nel quale la delegazione stessa ha in progetto di impegnarsi concretamente nel futuro». Insomma, in una realtà come la nostra in cui capita spesso di non soffermarsi sui dettagli e di faticare a riconoscre l’autenticità, la valorizzazione di un territorio attraverso un progetto artistico il cui nome è “C’era una volta - come incarnazione del luogo” appare come una solida base per ricostruire emozioni.
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