L’emozione del figlio nel ricordo di Francesco Cusano
La cerimonia a cinquant’anni dall’omicidio del vicequestore. Conferita alla polizia la cittadinanza onoraria di Biella
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«Mio padre era come lo Spirito Santo, lo si sentiva sempre presente anche quando non lo si vedeva»: le parole, i gesti, gli occhi lucidi del figlio Maurizio sono stati il momento più emozionante della commemorazione di Francesco Cusano, caduto cinquant’anni fa, il 1 settembre 1976, nel più grave fatto di sangue legato al terrorismo dei cosiddetti anni di piombo. Dal primo anniversario dell’omicidio, non è mai mancato a nessuna commemorazione, insieme alla madre sempre presente fino alla sua scomparsa due anni fa. E, nel suo discorso davanti alle autorità nella cerimonia di martedì pomeriggio, ha voluto ringraziare Biella «che abbiamo sempre sentito vicina, tant’è che mia madre ha sempre voluto abitare qui». Nelle sue parole, c’è stata anche la gratitudine per il sindaco di allora Franco Borri Brunetto che aveva voluto porre un cippo commemorativo: «Una cosa molto semplice, perché mio padre era una persona semplice». Ora c’è anche una scultura nel largo dedicato al vicequestore caduto ai giardini Zumaglini, poco lontano dal luogo della sparatoria fatale: l’opera, in pietra della valle Elvo, è dell’artista biellese Cecilia Martin Birsa.
Alla giornata ha voluto essere presente anche il capo della polizia Vittorio Pisani, che ha ricevuto dalle mani del sindaco Marzio Olivero la cittadinanza onoraria che Biella ha voluto offrire alla polizia di Stato, scegliendo un giorno particolarmente simbolico. «Qui la criminalità è in decrescita» ha detto Pisani alla platea delle autorità che ha riempito la sala di palazzo Oropa «ed è sempre maggiore la presenza delle forze di polizia. Questi risultati sono anche merito della cittadinanza».
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