Mercato in centro, dissenso in piazza e in maggioranza

La maratona del Consiglio comunale aperto: il presidio sotto il Comune, i distinguo della Lega, la replica di Olivero

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Da una parte la piazza Duomo delle proteste, dall’altra un Consiglio comunale aperto che, quasi all’unisono, ha mostrato lo stesso dissenso nei confronti del trasloco del mercato (soprattutto) e della risistemazione dei giardini Zumaglini, con il caso del filare dei ciliegi: ma è stato il pacato ma fermo dissenso della Lega la vera notizia del faccia a faccia allargato risultato più lungo della serata finale di Bolle di Malto. Quando a prendere la parola è stata Barbara Greggio, la capogruppo, i distinguo si sono basati sull’analisi dei dati, a partire dalla crisi del commercio ambulante in tutte le città d’Italia e di quella del potere d’acquisto delle famiglie: «In piazza Falcone 35 banchi su 157 vendono merce usata. È questo il target che vogliamo portare in centro?» ha detto, per poi presentare una serie di alternative. Vanno dal ritorno dei mercati rionali all’uso dei giardini Zumaglini per quelli tematici, fino alla riqualificazione di piazza Martiri per ampliare i marciapiedi e fare spazio a dehors «per un settore, quello di bar e ristoranti, che è l’unico in crescita».

Non è stato l’unico distinguo in maggioranza: se Fratelli d’Italia è rimasta granitica a fianco del progetto del sindaco Marzio Olivero, gli altri due gruppi di centrodestra hanno aperto le porte al dialogo. «Gli interventi di dissenso di oggi ci obbligano a una riflessione» ha detto Riccardo Leonesi (Lista Gentile). «Lo stesso nostro gruppo sta avanzando proposte al sindaco» ha aggiunto Massimiliano Gaggino (Forza Italia). Ma il dissenso, come si attendeva, è stato diffuso. E se quello delle opposizioni e degli ambulanti era dato per scontato, così come le puntualizzazioni tecniche di agronomi e ambientalisti, sono stati unanimi anche i dubbi, con varie sfumature di tutti i presidenti di quartiere che sono intervenuti, nove su dieci (mancava solo il Piazzo). E una di loro, Laura Lanzone del Vernato, ha proposto a sindaco e giunta di dare la voce ai cittadini attraverso un referendum consultivo, come previsto dal regolamento.

Marzio Olivero ha parlato per ultimo, a mezzanotte passata da tempo. E ha difeso lancia in resta la sua idea, pur premettendo che «un atto amministrativo sul mercato ancora non esiste così come non esisteva nove mesi fa», cioè all’epoca del primo annuncio quando auspicava di vedere i banchi in centro entro la fine del 2026. Spazio per il confronto? Non dipende da lui, almeno sul mercato: «Negli ultimi faccia a faccia sono stati i rappresentanti degli ambulanti ad andarsene. La chiusura non è nostra ma delle associazioni di categoria». E sul progetto non ha tentennamenti: «Il mercato è una leva strategica di rigenerazione urbana e coesione sociale. Succede in tutto il mondo e non a Biella?». A Barbara Greggio ha risposto: «Proposte bellissime ma richiedono tempo. L’emergenza è adesso. Siete disposti ad aspettare cinque anni per un problema che è attuale e non ha avuto soluzione ma nemmeno proposta di soluzione? Trovatemi un’altra idea che ha le stesse possibilità di successo e la ascolterò». E poi, al Villaggio La Marmora («Si parla di Biella da rivitalizzare, ma anche noi siamo città» ha detto il suo presidente Simone Polletta), ha replicato autodefinendosi «un po’ cinico: in piazza Falcone ci sono due bar, in centro molte più imprese commerciali. Se si parla del rilancio di Biella non possiamo concentrarci sui ciliegi ma dobbiamo guardare all’interesse della città, anche contro gli interessi elettorali se necessario».

Nel frattempo fin dalle 17 in piazza Duomo si sono riuniti i manifestanti, con qualche cartello e un maxischermo (pagato dagli ambulanti di piazza Falcone) per seguire i lavori. A promuovere il presidio, decisamente affollato se si pensa che era un giorno feriale, lo stesso movimento spontaneo delle due manifestazioni a difesa dei ciliegi dei giardini Zumaglini in odore di trasloco. Verso sera la contestazione si è fatta più rumorosa: «Vergogna, vergogna» era il coro che si è levato talvolta, udibile anche dalla sala di palazzo Oropa.

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