Per i tre consiglieri sub judice un record di interventi
Dibattito fiume, scontri e poi voto unanime per la riconferma per il caso di Bruschi, Bresciani e Novaretti
Marta Bruschi, Riccardo Bresciani e Sara Novaretti resteranno nel Consiglio comunale di Biella, essendo venuta meno la causa di possibile incompatibilità, dato che hanno ritirato la loro firma sul ricorso alla giustizia ordinaria per far cambiare il regolamento delle elezioni dei quartieri, che attualmente tagliano fuori i residenti che non sono cittadini italiani o comunitari. Ma quella che doveva essere poco più di una semplice presa d’atto, peraltro votata alla fine all’unanimità da maggioranza e opposizione, è arrivata dopo più di due ore di confronto serrato e di scambi di accuse nella seduta di martedì 5 maggio a palazzo Oropa. È stato polverizzato il record di interventi in aula da parte degli eletti: hanno parlato in 19 su 32 più uno aventi diritto al voto, ovvero gli eletti e il sindaco. Ha chiesto la parola almeno un componente per gruppo, con la sola Lega che è rimasta ad ascoltare e con CostruiAmo Biella con la sua unica consigliera Teresa Barresi non presente in aula. Nette le posizioni, soprattutto da parte di Fratelli d’Italia che ha accusato i tre di Biella c’è, la lista civica di centrosinistra di incoerenza. «Avete parlato di battaglia di civiltà» ha detto Mario De Nile «ma la battaglia è finita quando vi siete resi conto che avrebbe portato conseguenze vere». Altrettanto netta la difesa dai banchi di centrosinistra, dopo l’introduzione di Marta Bruschi: «Nessun passo indietro sul ricorso che sarà portato avanti dagli altri cittadini e dall’associazione di giuristi che sostiene i diritti dei migranti. Lo sosterremo economicamente e se gli altri ricorrenti hanno chiesto un risarcimento, noi consiglieri non lo avevamo fatto». C’è stato per esempio qualche confronto tra questa situazione e le «mezze dimissioni» (parole di Riccardo Bresciani) di Andrea Delmastro ed Elena Chiorino che hanno lasciato il loro incarico nei governi nazionale e regionale ma restando il primo in Parlamento e la seconda nel Consiglio di palazzo Lascaris. È apparso quasi più conciliante il sindaco Marzio Olivero: «Quel ricorso è un atto politico e non tecnico per cambiare in sede giudiziale una decisione democraticamente assunta da questa assemblea. Ma resto felice che la questione sia stata superata, per il rispetto che porto ai risultati elettorali». È restata la sensazione di un dibattito che è stato quasi un esercizio di stile a ruoli invertiti, in cui dai banchi della maggioranza sono arrivate critiche come normalmente avviene verso sindaco e giunta da quelli di minoranza. Lo ha perfino ammesso Massimiliano Gaggino (Forza Italia), sorridendo: «Mi diverto un sacco, per un giorno posso fare opposizione...».
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