Piccole imprese e bollette: «Se i costi non calano chiuderanno in tanti»

Gli aumenti dei costi energetici preoccupano le famiglie e le imprese. Mentre l’inflazione smorza la ripresa che si stava registrando all’inizio dell’anno dopo i due anni della pandemia. La crisi che sta investendo tutta Europa e in particolare il nostro Paese si è innestata sul conflitto Ucraino-Russo. I prezzi in crescita di gas e luce potrebbero mettere in ginocchio migliaia di attività. I numeri li snocciola Carlo San- galli, presidente di Confcommercio «Da qui al primo semestre del 2023, sono a rischio chiusura circa 120.000 imprese italiane con potenziale calo di occupazione di 370.000 unità. E la situazione, se non si trova urgentemente una soluzione soprattutto a livello europeo, potrebbe anche peggiorare».
Le cifre che le associazioni di categoria hanno calcolato e su cui si gioca la sopravvivenza di tante imprese sono da brividi: per i comparti della distribuzione alimentare, i bar, i ristoranti, gli alberghi, i costi energetici sono cresciuti dal 300 al 600 per cento. A questo si aggiunge anche il caro carburanti che condiziona la filiera del trasporto.
Cosa fare? Confesercenti biellese ha partecipato all’assemblea nazionale che aveva come tema centrale il caro energia. «I rincari che si stanno verificando sono in linea con quanto previsto» spiega il direttore Davide Ferla. «In questi mesi passati, gli aumenti sono stati del 30-40 per cento sulle bollette dei nostri associati. Ma ho visto bollette che da 350 euro mensili sono schizzate a 1500... E se si dovesse continuare così, nel 2023 per molti la chiusura sarà l’unica opzione. Gli scenari che si prospettano sono apocalittici. Quanti avevano usufruito dei finanziamenti Covid a tasso agevolato ora iniziano a dover restituire il prestito. E come si fa quando ci si riprova con costi di gestione così aumentati che si “mangiano” il guadagno»? Le soluzioni? «Quelle che saranno adottate da alcuni dei nostri associati sono legate al tentativo di ridurre il consumo energetico» continua Ferla. «Qualche bar chiuderà alle 15, rinunciando agli orari pomeridiani e serali che portano meno clienti, concentrando le aperture sui turni più redditizi. Risultato? In molti casi lascerà a casa il dipendente che serviva a coprire il turno pomeridiano. E in più la città avrà un locale in meno e sarà più povera. Altri che hanno locali serali pensano di concentrare le aperture un una parte della settimana chiudendo nelle serate in cui tradizionalmente c’è meno utenza... Cosa chiediamo? Aiuti veri: il credito di imposta è uno strumento valido se si guadagna e si devono pagare le tasse... Ma a mancare ora è la liquidità necessaria pagare i fornitori e le bollette... E cosa fare aumentare i prezzi alla clientela? E in questo momento poi?».
Tra le proposte delle associazioni di categoria è quella di stabilire un ristoro per le bollette con incrementi dei costi dei consumi elettrici superiori al 100 per cento. Chiedono anche che vengano riproposte e prorogate le norme emergenziali del periodo pandemico in materia di riduzione del capitale e di sospensione temporanea degli ammortamenti. E poi un’altra possibilità sarebbe quella, in deroga temporanea ai principi contabili, di consentire un ammortamento pluriennale dei costi energetici.

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