Referendum sul mercato: il Centro replica a Olivero
La dura risposta del presidente del quartiere Marco Manfredi: «Incapace di accettare l’esercizio democratico»
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È arrivata dopo poche ore la risposta di Marco Manfredi, presidente del quartiere Centro, alla nota del sindaco Marzio Olivero, dopo la bocciatura tecnica del quesito del referendum sul trasloco del mercato. Ed è una replica particolarmente dura, che apre una frattura profonda tra palazzo Oropa e i rappresentanti delle circoscrizioni. Manfredi, uno dei quattro presidenti firmatari della richiesta di referendum ma anche il redattore, scelto in quanto avvocato, del quesito respinto, non entra nel merito della decisione della commissione, ma parla di «evidente inappropriatezza delle sue affermazioni» in una lettera aperta al primo cittadino, accusato di non aver mai coinvolto i quartieri sul progetto «in palese violazione delle norme sulla partecipazione di questi organismi contenute nell’apposito regolamento».
Non solo, al sindaco viene contestato anche il mancato ascolto: «La decisione di promuovere il referendum è maturata dopo avere da una parte dovuto constatare la persistente mancanza di un progetto esaustivo e dall’altra parte preso coscienza di una amplissima manifestazione di dissenso che le è stata sottoposta in occasione del Consiglio comunale del 7 settembre scorso, ma che lei ha mostrato di non voler tenere in alcuna considerazione. Così come, del resto, ha respinto in modo sprezzante le numerose proposte che i quartieri tutti le avevano sottoposto, dimenticando che una cattiva idea non cessa di esser tale anche in assenza di presunte valide alternative».
L’attacco più duro però è sull’affermazione di Olivero che ha catalogato la richiesta di referendum come mero tentativo di ostacolare il progetto dell’amministrazione. «Una tale affermazione» scrive Manfredi «dimostra non soltanto un evidente disprezzo per il ruolo che è stato assegnato ai consigli di quartiere, nei cui confronti è ormai palese l’insofferenza sua e della sua amministrazione, ma è indice inequivocabile dell’incapacità di accettare il più elementare esercizio dei diritti democratici, laddove si pongano in dissenso con pensiero suo e della maggioranza che la sostiene, e forse neppure tutta. Le rammento che lei è il sindaco di tutta la città e non soltanto della parte politica che l’ha eletta e che lei ha la precisa responsabilità di esercitare le sue funzioni nel più ampio rispetto di tutti i cittadini, anche di coloro che abbiano un pensiero e una sensibilità diverse dalle sue».
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