Zubiena, riaperta la via verso il mulino Ceck

Galleria fotografica

Nei boschi della val Sorda, territorio di confine tra Zubiena e Magnano, c'era un tempo in cui l'economia locale dipendeva dai mulini, strutture in pietra che fino all’inizio del ‘900 venivano utilizzate per macinare i cereali raccolti sul territorio, poi distribuite alla popolazione sotto forma di farina di granoturco o frumento. Proprio nel cuore di uno di questi boschi, a circa 50 metri dal torrente Val Sorda, ci sono i resti del "Mulino Ceck". Un gruppo di volontari della frazione Belvedere sta lavorando al recupero e alla riconversione del bosco dello Stibarone: tra le opere realizzate c’è anche la costruzione di una passerella, grazie alla quale è stato ripristinato il collegamento tra le varie con l’area del mulino. Grazie ai “Belvej Brothers” (questo il nome del gruppo), l’area acquistata dai capi famiglia di Belvedere nel 1886 diventerà un percorso naturalistico, con tanto di aula a cielo aperto, dove bambini e famiglie potranno stare a contatto con la natura, conoscerne e apprezzarne le biodiversità.
Spiega Riccardo Alberto, coordinatore del gruppo: «Lavorando alla pulizia dei sentieri dello Stibarone e della zona circostante abbiamo riaperto il collegamento ai ruderi del Mulino Ceck, una struttura risalente al 1700. Grazie agli studi del geologo Giuseppe Quaglino, conoscitore di queste zone, abbiamo scoperto che il Ceck faceva parte di una serie di strutture molinarie presenti lungo le vallate tra Magnano e Zubiena. Un complesso di 12 mulini, al servizio di una popolazione di circa 7.000 abitanti. I proprietari attraversavano i paesi con il carro trainato dai cavalli, raccogliendo le derrate da macinare e riportavano poi casa per casa la farina. Come tutti gli altri, anche il mulino Ceck aveva la duplice alimentazione, quella principale del rio della val Sorda e quella secondaria, derivante dalle sorgenti superiori del versante, a esempio il Rio Doesio».
La squadra dei Belvej Brothers sta lavorando da mesi al recupero dell'area denominata Stibarone, un progetto realizzato in collaborazione con il consorzio forestale montagne biellesi e il comune di Zubiena. Il primo step ha riguardato i lavori di ripristino del sentiero ad anello di circa tre chilometri, che è stato ripulito e reso più sicuro con l'inserimento di staccionate e corde nei punti più difficili da percorrere. Poi è iniziata la posa di cartelli informativi, con cenni storici e culturali sull'area boschiva, infine la realizzazione di un'area a cielo aperto, con l'inserimento di panchine di legno ricavate da tronchi di alberi caduti e di sagome raffiguranti gli animali che popolano il bosco. E nelle ultime settimane la costruzione di una passerella sul Rio Valsorda, a pochi metri dai resti del mulino. Tante le storie che man mano emergono sullo Stibarone come quella che riguarda l'origine del nome Val Sorda: «Alcuni abitanti di frazione Belvedere» dice Alberto «ricordano che da bambini si recavano spesso con i genitori al Mulino Ceck per la tradizionale scampagnata della domenica. La strada che percorrevano era la via dove passavano i carri trainati da mucche, buoi o cavalli. Secondo il geologo Quaglino il nome “val Sorda” proviene dal fatto che nella zona non si sentono i rintocchi delle campane allo scadere delle ore. Nei tempi passati gli orologi erano decisamente un lusso e i contadini regolavano la loro giornata lavorativa grazie al suono delle campane presenti in ogni paese».
Una storia come tante, che emergono giorno dopo giorno in quello che sta diventando un vero e proprio progetto di recupero delle tradizioni del territorio. Storie che gli abitanti di Belvedere vogliono raccontare e tramandare alle generazioni future.

© RIPRODUZIONE RISERVATA