Anche don Eugenio Zampa bloccato a Gerusalemme
Il rettore del santuario di Graglia è tra i 23 parroci piemontesi che si trovavano in Terra Santa. Il suo racconto
C’è anche don Eugenio Zampa, rettore del santuario di Graglia, tra i 17 preti piemontesi “bloccati” a Gerusalemme, dove si trovano dal 23 febbraio per un viaggio di solidarietà con l’Opera Pellegrinaggi. Gerusalemme che è sotto assedio per l’operazione militare messa in atto da Israele e Stati Uniti e contro l’Iran. Quello che doveva essere un pellegrinaggio di solidarietà per la delegazione torinese si è trasformato, nelle ultime ore, in una testimonianza diretta di un conflitto che ha cambiato scala e violenza. Abbiamo contattato telefonicamente Don Eugenio Zampa, mentre la delegazione si trova in sicurezza in un hotel cittadino all’interno della Città Vecchia. Don Zampa descrive il clima di estrema tensione che si respira dopo l’inizio dell’operazione “Ruggito del Leone”: «Eravamo in preghiera al Getsemani quando le sirene hanno squarciato il silenzio. La percezione è stata immediata: non eravamo più di fronte a una tensione latente, ma a un punto di non ritorno. Sentivamo che l’aria era carica di elettricità già nei giorni scorsi, ma la rapidità con cui questa mattina il conflitto si è esteso a livello regionale ci ha colti tutti di sorpresa. Ora la città è ferma, gli spazi aerei sono chiusi e restiamo in attesa, uniti nella preghiera per una pace che sembra allontanarsi ogni ora di più».
Solo pochi giorni fa la delegazione aveva incontrato il patriarca Pierbattista Pizzaballa per consegnare gli aiuti raccolti dalla diocesi di Torino. Un incontro che oggi, alla luce dei missili e dello stato di emergenza, assume un valore quasi profetico. Don Eugenio ricorda bene quelle parole: «Il Patriarca ci aveva parlato con estrema franchezza della condizione dei cristiani in Terra Santa, una comunità che vive sospesa tra speranza e rassegnazione. Ci disse chiaramente che sentiva l’imminenza di qualcosa di grave. Oggi, vedendo le strade deserte e sentendo il peso dell’incertezza sul nostro rientro in Italia, quelle parole risuonano come un monito. Nonostante tutto, siamo qui per dire che la Chiesa piemontese non abbandona questa terra proprio nel momento del massimo pericolo». Nonostante l’escalation militare e la risposta missilistica che sta interessando l’intera regione, il messaggio che Don Eugenio Zampa vuole far filtrare è di resilienza. Gli aiuti portati dal Piemonte sono già nelle mani di chi deve assistere la popolazione palestinese, colpita da una crisi umanitaria che questo nuovo fronte bellico rischia di rendere irreversibile.
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