«Elsa sta meglio e non è più in pericolo di vita»

I medici annunciano che sarà trasferita al Regina Margherita dove proseguirà le cure. I genitori: «Non vede l’ora di tornare a casa e riabbracciare i suoi amici»

Torino

Elsa sta meglio e non è più in pericolo di vita. Le indiscrezioni trapelate ieri pomeriggio hanno trovato conferma nella conferenza stampa che si è tenuta oggi dopo le 13 al Cto di Torino. La giovane biellese di 15 anni, che era rimasta gravemente ustionata nel bar Le Constellation a Capodanno a Crans Montana, verrà ora trasferita all’ospedale Regina Margherita di Torino, dove continuerà le cure. Tra poche settimane dovrebbe poi fare rientro a Biella.

Le parole della mamma

«Elsa sta meglio. Non vede l’ora di tornare a Biella ad abbracciare i suoi amici, i suoi compagni, i suoi nonni». La madre, Isabella, non ha nascosto speranza e sollievo. «Sono stati quattro mesi difficili. Non è stato un percorso lineare, ma questo periodo è volato via alla velocità della luce. Ora siamo più sereni. Elsa ora sta bene, nel complesso, ed è felice. Ha ancora delle fragilità, inevitabilmente, dovute a quanto è accaduto. Ma ha le risorse di una ragazzina di 15 anni. Ha voluto tornare a parlare di quello che è successo a Capodanno, è qualcosa che non si cancella». La madre spiega che i professori di Elsa a scuola hanno mostrato «grande attenzione e vicinanza», che la giovane ora «ha già ripreso a seguire alcune lezioni a distanza, per non perdere l’anno», e che l’idea è assolutamente «quella di rientrare a scuola a settembre». I ringraziamenti sono andati anche «alle infermiere, alle oss, al caposala. A tutti i sanitari che hanno pianto e riso con noi. Sono persone straordinarie per come si occupano di tutti i pazienti, non solo di Elsa. La componente umana è stata importantissima».

Le parole del papà

Visibilmente commosso il papà Lorenzo: «Voglio ringraziare tutte le persone che hanno permesso a nostra figlia di attraversare un momento così difficile. Ci tengo a ringraziare anche l’assessore alla Sanità Federico Riboldi, che dai primi giorni ha mostrato grande vicinanza, e i professori Lorenzo Angelone e Maurizio Berardino. Ci sono stati tanti momenti complicati, come quando Elsa aveva avuto una seconda ricaduta pochi giorni dopo il ricovero al Cto. Ma li abbiamo superati grazie alla volontà e alla competenza di tutti. Abbiamo creato un vero team: noi genitori, i medici, gli infermieri, gli oss. Elsa oggi piangeva. Perché lasciare il Cto è come lasciare una famiglia. Ora inizia un nuovo percorso. Siamo fiduciosi. Abbiamo parlato con il direttore del Regina Margherita, che ci ha spiegato cosa farà a Elsa, con un continuo controllo della parte lesa dell’intestino. Sarà un cammino lungo, ma contiamo presto di chiudere finalmente il cerchio».

Le parole dei medici

Il professor Angelone, che ha seguito Elsa, ha sottolineato che «questa è stata la dimostrazione che il soccorso in Italia e in Piemonte funziona. C’è stata una grande collaborazione tra protezione civile ed elisoccorso, che ci ha permesso di ospitare Elsa in un centro di eccellenza, con un’assistenza di altissimo livello. Importante è stata anche la collaborazione con i genitori. A volte si crea una contrapposizione. Invece in questo caso c’è stato un accordo totale per fare fronte comune a un quadro di forte criticità».

Elsa è stata seguita in prima linea anche dal professor Massimo Navissano, che ha spiegato: «Da quando è arrivata abbiamo dovuto affrontare delle complicanze davvero traumatiche e ne siamo usciti grazie al lavoro di tutti e questa è la forza di un centro ustionati come il nostro, dove abbiamo coinvolto una quantità di specialisti enorme: fisiastri, fisioterapisti, nefrologi, gastroenterologi, psichiatri, psicologi, dietiste. La fase acuta, la fase a rischio della vita per Elsa è superata. E adesso inizia la fase degli esiti».

Ha aggiunto un’altra specialista, Daniela Risso: «Voglio ringraziare tutto il personale del nostro centro ustioni che si è adoperato in mille modi per far sentire Elsa e i genitori come se fossero in famiglia e a casa. Abbiamo imparato a conoscerli, ad apprezzarli, a volere loro bene».

Le parole del direttore sanitario del Cto

Il direttore sanitario del Cto Livio Tranchida, ha ricostruito la vicenda, da quando Elsa fu trasferita al Cto, in elisoccorso da Zurigo, il 26 febbraio: «Da quel momento sono passati 58 giorni. Sono stati giorni lunghi per lei e per i famigliari. Oggi è una tappa importante di un percorso che va avanti e andrà avanti al Regina Margherita, in un altro centro di eccellenza della sanità piemontese. Anche se continueremo anche noi, periodicamente, a monitorarla. Elsa ha compiuto un’autentica traversata nel deserto. Il percorso all’inizio era tutto in salita, ma grazie al contributo di tutti - medici, infermieri, oss - si è riusciti a superare la fase critica».

Le parole di Federico Riboldi

Infine, il commento dell’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi: «Nei colloqui che avevo avuto con la mamma di Elsa, avevo sempre garantito sull’altissimo livello, sull’altissima esperienza, sulla professionalità e sulla profonda umanità dei sanitari del Cto. L’episodio di Crans Montana è ancora ben presente nella memoria di tutti noi. La nostra regione ha affiancato la Lombardia in ogni modo, mettendo in campo tutte le capacità e le risorse di cui c’era bisogno».

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