Manifestazione del Sinappe il 22 ottobre sul carcere di Biella

Per denunciare lo stato di abbandono del personale e la violazione dei diritti lavorativi. L’annuncio del segretario nazionale Raffaele Tuttolomondo

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Biella

A margine dell’audizione tenutasi all consiglio regionale del Piemonte, il Sinappe, sindacato nazionale autonomo di polizia penitenziaria, punta i riflettori sulla drammatica situazione d’emergenza che stanno vivendo le donne e gli uomini della polizia penitenziaria negli istituti piemontesi.

Il Sinappe riconosce l’impegno profuso dal Governo, con l’assunzione di oltre 15mila unità (tra agenti, ispettori e commissari), l’istituzione dei gruppi operativi d’intervento per contrastare le continue aggressioni, la fornitura di equipaggiamenti fondamentali (guanti anti-taglio, divise antisommossa, maschere antincendio) e il riconoscimento di livello superiore per istituti complessi come Cuneo e Biella. «Risultati e attenzione che hanno trovato il proprio motore trainante nella guida del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, l’unico che ha cercato concretamente di restituire lustro e dignità alla polizia penitenziaria» dicono dal Sinappe.

Tuttavia, il sindacato evidenzia come, a seguito delle dimissioni del sottosegretario Delmastro, si sia verificato un vero e proprio tracollo gestionale: la realtà degli istituti piemontesi è stata abbandonata a se stessa, senza più alcuna considerazione della reale situazione di fatto, a partire dalla disastrosa politica delle assegnazioni di personale.

«L’analisi da noi condotta» dicono dal Sinappe «svela numeri sconcertanti sulla gestione dei recenti scaglioni di personale. Nel primo scaglione, a fronte di 1.200 unità a livello nazionale, al Piemonte sono state destinate appena 35 unità, sufficienti a stento a coprire il turnover di chi va in pensione o lascia il corpo, distribuite su tre regioni (Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta). Nel secondo scaglione, delle 99 unità assegnate nell’area regionale, invece di rappresentare un reale incremento organico, dovranno paradossalmente servire a coprire l’apertura di nuovi padiglioni detentivi».

Aggiunge il vice segretario regionale del Sinappe Matteo Ricucci: «Siamo di fronte a una vera e propria finzione contabile. Ci chiediamo dove sia la programmazione dell’amministrazione penitenziaria. Assegnare 99 unità a fronte di nuove aperture significa lasciare sguarniti gli istituti esistenti, costringendo i poliziotti a uno stress psicofisico devastante, a subire aggressioni quotidiane e a sostenere fino a 120 ore di straordinario mensili, con turni estenuanti da 12 a 18 ore e privazione del riposo».

Il Sinappe evidenzia poi la grave disparità di trattamento riservata alle strutture piemontesi: «Biella, istituto di primo livello superiore con 600 detenuti e soli 151 poliziotti operativi, è privo dei due comandanti e dei direttori (in missione), e lametna gravi carenze di ispettori e sovrintendenti, i cui ruoli vengono ricoperti da agenti non formati né retribuiti ad hoc. A titolo comparativo, la struttura di Firenze gestisce 450 detenuti con ben 500 poliziotti». Problemi anche a Vercelli, Ivrea, Aosta e Verbania.

A fronte di questa deriva e dell’assenza di risposte adeguate, il Sinappe annuncia che scenderà in piazza a Biella il 22 ottobre per una manifestazione di protesta, per denunciare lo stato di abbandono del personale e la violazione dei diritti lavorativi.

È intervenuto sul tema il segretario nazionale del Sinappe, Raffaele Tuttolomondo: «Dopo l’uscita di scena di Delmastro, non si è guardato più con realismo agli istituti piemontesi. Il rispetto dei diritti contrattuali e della dignità del personale di polizia penitenziaria non può essere negoziabile. Superare del doppio l’orario contrattuale di 36 ore settimanali non è solo una palese violazione delle norme operative, ma mette a repentaglio la salute e la sicurezza degli operatori e l’intero ordine penitenziario. Saremo al fianco dei colleghi il 22 a Biella e chiediamo con forza all’amministrazione centrale un’inversione di rotta immediata sulle piante organiche e sulla distribuzione delle risorse».

Le richieste concrete avanzate al consiglio e alla giunta regionale del Piemonte riguardano il patto per le visite specialistiche In loco, con un impegno formale dell’assessore alla Sanità per potenziare l’erogazione di visite mediche e specialistiche all’interno degli istituti penitenziari; e l’abbattimento delle scorte e delle traduzioni, in modo da ridurre drasticamente i piantonamenti e i trasferimenti nelle strutture sanitarie esterne e di ottimizzare l’impiego del personale e prevenire il sovra affaticamento psicofisico della polizia penitenziaria.

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