Con il “Progetto Telebiella” la storia torna a rivivere

Due giovani autori riportano sotto i riflettori una delle pagine più rivoluzionarie della tv italiana

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A oltre 50 anni dalla nascita di Telebiella, tv via cavo italiana, due giovani autori hanno deciso di riportare sotto i riflettori una delle pagine più rivoluzionarie e meno conosciute della storia dei media nel Paese. Il biellese Stefano Coizzi, sceneggiatore e fondatore della casa editrice Frankenstein Magazine, e Niccolò Natali, membro del collettivo romano di cinema, Santa Ragion, documentarista e autore di contenuti commerciali, si sono imbattuti nell’avventura di Peppo Sacchi e della sua emittente pionieristica, rimanendone affascinati al punto da trasformarla in un ambizioso progetto. «L’idea nasce a Pisa, quando parlando con Niccolò di cinema mi rendo conto che lui conosce benissimo la storia di Telebiella perché è un appassionato di cronaca» spiega Coizzi. Aveva letto da qualche parte la storia di Sacchi e l’aveva già immaginata come materiale perfetto da raccontare. Ci siamo messi a ragionare seriamente sulla cosa e una volta a Biella ho iniziato a fare qualche ricerca sul campo».

Il progetto prende forma e, nel 2024, i due autori vincono poi un bando per la scrittura dedicato al cinema e da quel momento il lavoro si fa concreto e li porta a elaborare la scenografia e l’impianto narrativo di una serie televisiva intitolata “Dilettanti”, ispirata liberamente alle vicende che tra il 1970 e il 1976 videro Telebiella sfidare il monopolio della Rai. Per raccontare la straordinaria avventura, Coizzi e Natali hanno vagliato documenti, immagini e testimonianze, incontrato persone che conobbero direttamente Peppo Sacchi e collaborarono con lui. Un lavoro accurato per restituire vita e spessore umano ai protagonisti di quella stagione irripetibile.

Tra i personaggi che animano lo storybook emerge Ivana Ramella, moglie e preziosa alleata di Sacchi che fu giornalista, attrice, conduttrice e autrice e presenza fondamentale nell’esperienza di Telebiella. Accanto a lei trovano spazio figure come Enzo Gatta, diventato uno dei più richiesti registi della tv privata italiana; “Il Lido”, storico tuttofare dell’emittente; Mario Ponti, prestigiatore e antennista; l’avvocato Dall’Ora, che difese la causa senza chiedere compensi; Enzo Tortora, autore di importanti interviste; il pretore Grizi e molti altri personaggi che contribuirono, in modi diversi, a dare vita alla prima televisione libera italiana.

«“Dilettanti” racconta un pezzo di storia dimenticato del nostro Paese» spiegano gli autori. «Di come in una piccola realtà di provincia si possa arrivare a mettere in discussione il potere. Ma soprattutto è la storia di una comunità e di Peppo Sacchi, mente, cuore ed energia di un sogno che voleva costruire una televisione fatta con e per il territorio».

Pur mantenendo un rigoroso impianto storico, il progetto guarda al passato con un occhio contemporaneo. Fa vedere la ricostruzione accurata di eventi, ambienti e costumi con una narrazione innovativa, capace di parlare al pubblico di oggi. I dialoghi conservano il sapore dell’epoca senza rinunciare a una scrittura più dinamica e attuale.

Anche le ambientazioni hanno un ruolo centrale: dagli uffici Rai di Torino al bunker dei fratelli Cordiglia, dagli studi di Telebiella alle sagre di paese, ogni luogo contribuisce a creare un universo sospeso tra realismo e suggestione.

Sacchi e Telebiella rappresentano ancora oggi un esempio straordinario di come coraggio e senso etico possano sfidare e cambiare il corso degli eventi. Un sogno che, pur appartenendo agli Anni 70, conserva una sorprendente attualità che i due giovani autori hanno scelto di riscoprire e raccontare alle nuove generazioni e che ha contribuito a cambiare per sempre il panorama televisivo italiano.

«Non emerge solo la battaglia contro il monopolio, ma soprattutto l’umanità di un gruppo di persone animato da entusiasmo, passione e incoscienza che, pur senza avere tutte le competenze necessarie, decise di inseguire un’idea considerata impossibile. La serie si ispira al cinema corale e ironico e valorizzando il fascino del “fare televisione” con mezzi limitati ma con immaginazione sconfinata».

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