L’emozione che sbiadisce: è online l’inedito degli Ira Math

Il quartetto biellese presenta il suo brano più recente: da venerdì scorso si può ascoltare sulle principali piattaforme. È intitolato “Colorfade”

Lettura 1 min.

Tre brani in pochi mesi, tutti online. Ira Math, quartetto biellese, ha rilasciato venerdì scorso Colorfade, l’ultimo inedito, disponibile sulle principali piattaforme di streaming. Un brano che non racconta la rottura violenta, traumatica di una relazione sentimentale, ma quella caratterizzata dal lento distaccamento: quando la rabbia si è consumata e resta un vuoto sordo, l’immagine di qualcosa che sbiadisce lentamente, come una fotografia lasciata troppo a lungo al sole. Il gruppo è composto da Andrea Faglia alla chitarra, Davide Givonetti alla batteria, Rudy Coda Bertetto al synth e Riccardo Lorenzini alla voce. Quattro musicisti che si sono incontrati in momenti diversi e che hanno trovato nel periodo del lockdown la spinta per costruire qualcosa insieme.

«Colorfade parla di una coppia che non si è lasciata in modo violento, ma che è diventata, nel tempo, un disturbo visivo reciproco» dice Lorenzini descrivendo il senso del brano. «Quando dico che i colori smettono di parlarmi, intendo che la vita ha perso quel brio elettrico che avevamo insieme». Il messaggio è quello di una resa pacifica: nessun colpevole, nessuna rottura netta, soltanto il rumore che diventa silenzio e una crescita che fa male in modo lento e malinconico. Un tema che si inserisce nella traiettoria degli inediti precedenti, costruiti attorno a immagini forti: come quella della rinascita che aveva caratterizzato Crown of Ash, presentato in versione unplugged in un teaser di marzo.

Sui social il gruppo mantiene un approccio editoriale definito: non post promozionali, ma uno spazio dedicato all’analisi dei propri testi, dove i temi di ogni canzone vengono approfonditi. Una scelta coerente con il posizionamento che Ira Math si è dato: non all’inseguimento dei numeri, ma in una nicchia fatta di ascolto consapevole. «Facciamo musica perché ci piace» dicono, «e poi se va bene, meglio, altrimenti avremo fatto qualcosa di bello per noi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA