Analisi economica di una congiuntura
a luci e ombre

Confindustria Moda. La tessitura vede la ripresa. Più complessa la filatura

Dopo un 2024 tra i più difficili degli ultimi anni, la tessitura italiana inizia a intravedere segnali di rallentamento della crisi. I dati elaborati dall’ufficio studi di Confindustria Moda sui primi nove mesi del 2025 restituiscono un quadro ancora complesso, ma meno cupo rispetto all’anno precedente. Su base annua, il fatturato del comparto è stimato in flessione dell’1,5%, un netto miglioramento rispetto al crollo dell’8,8% registrato nel 2024. Il valore complessivo si attesta poco sotto i 6,9 miliardi di euro, contro i 7 miliardi dell’anno scorso. Non si può parlare di vera ripartenza, ma il rallentamento della discesa e alcuni segnali di riequilibrio indicano una fase che potrebbe aprire nuovi margini nel medio periodo.

A sostenere questa dinamica è soprattutto il miglioramento registrato nel terzo trimestre del 2025, quando gran parte dei comparti tessili ha mostrato un’inversione di tendenza. Un dato che, secondo gli analisti, potrebbe rappresentare la base per un 2026 più stabile, anche se non ancora espansivo. In particolare, il recupero del cotoniero e liniero - che insieme pesano per circa un quarto dei ricavi complessivi - ha permesso di compensare parte delle perdite accumulate nel biennio precedente, rafforzando l’idea di una tenuta strutturale del settore.

Resta centrale il ruolo dei mercati esteri, dai quali proviene circa il 55% del fatturato complessivo. Le esportazioni nel 2025 sono stimate in 3,73 miliardi di euro, in lieve calo (-1,5%) rispetto al 2024, mentre le importazioni mostrano una dinamica opposta, crescendo del 2,6% fino a 1,86 miliardi di euro. Per la prima volta dopo molti anni, l’export è quasi equivalente al saldo della bilancia commerciale di comparto, che si attesta a 1,88 miliardi di euro.

Cina e Hong Kong, considerate congiuntamente, restano il primo mercato per la tessitura con circa 200 milioni di euro, ma entrambe registrano contrazioni significative (-17,7% e -24,7%). La Cina, in particolare, scivola al quarto posto per quota di mercato, superata da Francia e Germania, mentre spicca la Tunisia con una crescita del 7,4%. In controtendenza si muovono anche Stati Uniti (+5,9%), Marocco (+14,4%), Polonia (+18%) e Regno Unito (+9,2%), che contribuiscono a riequilibrare il quadro complessivo.

Più complessa la situazione della filatura italiana, che nel 2025 continua a scontare una fase negativa avviata già nel biennio precedente. Secondo le stime di Confindustria Moda, il fatturato è atteso in calo del 4,1%, con un giro d’affari che scende a circa 2,5 miliardi di euro. La flessione coinvolge quasi tutti i segmenti: in particolare la filatura laniera, che rappresenta oltre l’80% del fatturato complessivo, e quella cotoniera. L’unica eccezione è la filatura liniera, che mostra una dinamica positiva in controtendenza.

Il quadro è confermato anche dall’andamento dei prezzi alla produzione, in calo dell’1,4% nei primi dieci mesi dell’anno, e dal valore della produzione, stimato in diminuzione del 4,4%. Sul fronte del commercio estero, le esportazioni arretrano del 5,4%, fermandosi a 744 milioni di euro, mentre le importazioni calano più marcatamente (-7,9%), scendendo a 721 milioni. Una dinamica che consente comunque alla filatura di chiudere l’anno con un saldo commerciale positivo, pari a circa 23 milioni di euro.

Debole anche il mercato interno, con un consumo apparente in contrazione superiore al 5%.

Nei primi nove mesi del 2025, l’export complessivo cala del 5,2%, penalizzato soprattutto dai filati lanieri e dai misti chimico-lana, mentre tengono - e in alcuni casi crescono - i filati per aguglieria e quelli di lino. A livello geografico, ci sono segnali contrastanti: Turchia e Portogallo mostrano una certa resilienza, mentre mercati storici come Francia, Hong Kong e Cina continuano a evidenziare flessioni significative.

© RIPRODUZIONE RISERVATA