Con il “Pat” una visione
d’insieme per la filiera

Food . Il riconoscimento formale di Prodotto agroalimentare tradizionale e la capacità di fare rete diventano strumenti di promozione

Il punto di partenza è il Prodotto agroalimentare tradizionale, non solo come riconoscimento formale ma come leva strategica per costruire identità e sistema. È da qui che si sviluppa una riflessione più ampia emersa di recente nel distretto biellese che sempre più affianca la tradizione laniera, e di recente il turismo, ai tanti buoni prodotti dell’agroalimentare locale. «Prima ancora di inseguire certificazioni più strutturate, ciò che conta è la capacità di fare rete, di raccontarsi in modo unitario e credibile. Il “Pat” diventa così uno strumento agile per mettere insieme prodotto, storia, filiera e comunità, evitando il rischio di eccellenze isolate ma prive di forza narrativa», commenta Alessandro Boggio Merlo, Ceo di Litheman Group, la società che ha rilevato la maggioranza del capitale sociale di Caseificio Rosso.

Il recente convegno sulla Pezzata rossa d’Oropa ha rafforzato questa visione, spostando l’attenzione dal solo valore produttivo a quello culturale e di zona. La razza, infatti, non è solo materia prima, ma può diventare simbolo, racconto, esperienza. Un passaggio che rispecchia esattamente la sfida che anche il Caseificio Rosso sta affrontando: trasformare una tradizione in leva contemporanea di sviluppo.

Dentro questo scenario si inserisce come esempio emblematico, il percorso dell’azienda di Pollone (dove la famiglia Rosso è rimasta e rimarrà in continuità al suo interno ), oggi protagonista di una fase di rilancio che va oltre il semplice passaggio di proprietà avvenuto nel 2024. «L’acquisizione da parte della cordata di imprenditori ha permesso di garantire continuità a un’azienda importante per il Biellese, in un momento in cui non esisteva un naturale passaggio generazionale interno. Oggi il punto non è soltanto conservare ciò che c’era, ma creare le condizioni perché questa realtà possa crescere e produrre nuove ricadute positive sul territorio». Prosegue Boggio Merlo.

L’operazione ha segnato l’avvio di una nuova traiettoria: consolidare quanto costruito e aprire prospettive di sviluppo coerenti con l’identità aziendale. Pur nel rispetto della riservatezza che accompagna alcuni dossier oggi in fase di costruzione, la direzione è chiara: rafforzare la filiera, ampliare le opportunità e costruire connessioni più solide tra produzione, trasformazione e distretto. Non una crescita astratta, ma un percorso che tiene insieme economia e cultura materiale.

«Il Caseificio Rosso si muove con l’idea che il valore non si esaurisca nel prodotto, ma si estenda alla capacità di generare appartenenza, mantenere saperi e contribuire alla reputazione complessiva del Biellese. Trasformare tutto questo in narrazione condivisa è fondamentale perché oggi non basta produrre qualità: serve renderla riconoscibile, inserirla in un racconto capace di parlare a mercati e consumatori sempre più attenti all’origine e all’autenticità» aggiunge Boggio Merlo.

La storia recente dell’azienda racconta quindi molto più di un cambio di proprietà. Parla di continuità salvaguardata, di una visione industriale che guarda al futuro e di produttori che vogliono provare a riconoscersi come sistema. In questo equilibrio tra radici e prospettiva si gioca la partita più importante: costruire valore duraturo, capace di tenere insieme imprese, identità e comunità.

È qui che il legame con il tema “Pat” diventa concreto. Costruire un’identità forte significa lavorare insieme - allevatori, trasformatori, istituzioni - per dare coerenza e visibilità a un patrimonio diffuso. Un approccio che supera la logica individuale e punta a un posizionamento extraterritoriale più solido.

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