(Foto di Beatrice Arenella)
Dalle risaie del Biellese ai grandi progetti: il racconto di un modello d’impresa tra arte, ricerca e rigenerazione. L’evento alla ex Tessiana
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Un percorso segnato da sperimentazioni, sfide e traguardi, ma soprattutto dalla costruzione di una rete di relazioni con università, imprese, professionisti, istituzioni e partner che hanno condiviso e contribuito a sviluppare la visione dell’azienda. Ricehouse ha compiuto dieci anni dalla fondazione. Nata nel 2016 come start up innovativa dall’intuizione di Tiziana Monterisi e Alessio Colombo, la società andornese ha intrapreso un cammino che ha trasformato i sottoprodotti della filiera risicola, come paglia e lolla, in nuove risorse per il settore delle costruzioni.
Un’idea innovativa che si è tradotta nello sviluppo di materiali naturali, nella realizzazione di edifici e in progetti di rigenerazione urbana, dando vita a un modello d’impresa in cui agricoltura, bioarchitettura, ricerca e industria dialogano tra loro.
«Questi dieci anni sono volati. Sembra ieri che Ricehouse era soltanto un’intuizione, un’idea: trasformare ciò che veniva considerato uno scarto in una risorsa per costruire un futuro diverso. Oggi, guardando al percorso fatto, alle persone che abbiamo incontrato e ai progetti che abbiamo realizzato, provo un’emozione enorm» racconta Tiziana Monterisi. «Abbiamo dimostrato che un altro modo di costruire è possibile, ma soprattutto abbiamo capito che questo è solo l’inizio. Se i primi dieci anni ci hanno permesso di mettere radici, i prossimi saranno quelli in cui continuare a crescere, portando la nostra visione sempre più lontano.E vogliamo ripartire proprio da qui, dal nostro territorio, riaprendo le porte di una fabbrica che per anni è rimasta in silenzio, per trasformarla in un luogo capace di rigenerare non soltanto uno spazio, ma un’intera collettività.Un luogo che torni a vivere attraverso le persone, le idee e le relazioni, creando nuove occasioni di incontro e di crescita per la valle. Il coinvolgimento durante l’evento dei 10 anni del Liceo artistico e della Scuola alberghiera rappresenta proprio questa volontà di costruire legami nel Biellese e con le nuove generazioni».
Per festeggiare l’anniversario, Ricehouse ha aperto le porte della Tessiana, ex fabbrica tessile per decenni rimasta inaccessibile e dove superando il cemento ora è la natura che si riprende il proprio spazio e si riafferma con determinazione. Monterisi e Colombo con il loro team, oggi oltre una ventina di professionisti, hanno scelto di far partire l’evento-viaggio da qui per ribadire la necessità di trovare un equilibrio tra architettura e ambiente.
Con un’installazione il racconto dei 10 anni è iniziato guardando a ciò che tradizionalmente viene considerato uno scarto agricolo e riconoscendone il potenziale: tonnellate di paglia e lolla che nessuno sapeva dove mettere e la convinzione che quello scarto fosse una risorsa. Dalla risaia alle case di riso, le parole che il talk “Immaginare. Progettare. Co-creare” ha prodotto attraverso numerosi interventi, hanno acceso i riflettori sulla storia di Ricehouse in 5 capitoli.
Monterisi, in dialogo con Giampaolo Colletti ha riportato tutto alle radici. «Al centro c’è l’influenza di Michelangelo Pistoletto e del suo Terzo Paradiso: l’impresa non è solo bilancio, ma uno strumento per generare valore ambientale, sociale e culturale. L’arte come bussola, l’azienda come gesto concreto» ha spiegato l’imprenditrice.
Alessio Colombo, anima della ricerca e sviluppo, insieme a due voci del mondo accademico - Ingrid Paoletti del Politecnico di Milano, impegnata sulle soluzioni prefabbricate, e Roberto Giordano del Politecnico di Torino - nel 2016 firmò l’analisi del ciclo di vita di Casa Ud. Il passaggio in cui la visione si è fatta laboratorio.
Fra i traguardi i fondatori di Ricehouse ricordano Wascoffee, nato con Avolta da fondi di caffè esausti e lolla di riso. C’è il progetto europeo “Life ERice”, con pannelli ricavati dallo scarto del riso e dell’industria laniera, passo deciso verso la scala industriale che ha consentito alla società di diventare partner che affianca altre realtà nell’innovazione oltre che produttrice di materiali naturali. Elia Sbaraini, architetto, socio e responsabile della Business Unit Construction, ha ripercorso la strada che porta da Casa Cm, nata come abitazione dei fondatori e oggi sede degli uffici, a Casa Ud, la prima casa di riso per un committente esterno, fino a Casa Lh, la più recente. Si aggiungeranno le collaborazioni con Mauro Frate dello Iuav di Venezia, Luca Aiazzone, naturopata e ingegnere dei materiali, e Lucia Zanni, committente di Casa Zs inseguendo il filo conduttore della “terza pelle”: un involucro che non protegge soltanto, ma influenza la qualità della vita perché l’architettura contribuisce a migliorare non soltanto gli edifici ma anche le relazioni e la vita delle persone che li abitano. Ne sono un esempio le Torri Risorsa a Milano, in via Russoli, quattro palazzi di edilizia popolare riqualificati, con i tetti trasformati in orti sociali condivisi. Camilla Quesada Pinna, che ha seguito il progetto dalla progettazione al cantiere, ha spiegato con Giuseppe Carrieri, come sono stati coinvolti gli abitanti in progetti audiovisivi con gli studenti dello Iulm, e con Tina e Lucia di Coltivare la Città. «Rigenerare, in questo caso ha significato anche creare relazioni e senso di appartenenza» sottolinea Monterisi.
Gabriele Varalda, legato a Slow Rice e alla filiera risicola, Annamaria Tartaglia di Angels4Women e Marco Nannini di Impact Hub sono i: partner e investitori che hanno creduto in un modello circolare capace di tenere insieme agricoltura, ricerca, industria e architettura dove Ricehouse oggi si propone come unico interlocutore per il cliente, dimostrando che si può costruire in modo diverso. Ora la sfida è moltiplicare materiali, progetti e alleanze.
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