Economia circolare, per A2A è strategico
il polo di Cavaglià

Bilancio di sostenibilità L’ad Fulvio Roncari ha presentato le azioni del 2025 e i futuri investimenti. Gli interventi di Sanna (Uib) e Vercellotti (Uncem)

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Nell’ottavo bilancio di sostenibilità territoriale del Piemonte presentato da A2A Ambiente a Palazzo Gromo Losa, alla voce “economia circolare” è strategico il polo di Cavaglià. Lo testimoniano gli investimenti in nuove tecnologie all’interno del sito dove si è concluso il rinnovamento dell’impianto di trattamento e selezione della plastica (che ha raggiunto la capacità autorizzata di 60mila tonnellate all’anno) con la collaborazione del Politecnico di Torino per migliorare ulteriormente l riciclo e valorizzazione della materia.

È stato Fulvio Roncari, presidente e ad della società, a illustrare le prestazioni ambientali, economiche e sociali di A2A nel 2025 e i piani di attività previsti per i prossimi anni. «In Piemonte il nostro impegno si traduce in investimenti e soluzioni innovative che rendono la transizione ecologica un percorso reale per le comunità che serviamo» ha spiegato. «Nel ’25 abbiamo generato oltre 170 milioni di euro di valore. Tra dividendi, imposte, canoni e concessioni, ordini ai fornitori, costo del lavoro ed erogazioni ad associazioni, e investito oltre 60 milioni (+88% sul 2024) in sviluppo e potenziamento delle nostre infrastrutture, con un focus sull’economia circolare. I nostri impianti hanno contribuito a evitare 113mila tonnellate di CO₂ valorizzando i rifiuti come nuove risorse, recuperando oltre 200mila tonnellate di materie prime seconde. È così che interpretiamo il nostro ruolo: supportare gli stakeholder con soluzioni industriali capaci di coniugare sostenibilità ambientale, sviluppo economico e competitività locale».

Il sito di trattamento della frazione organica con produzione di biometano e compost di Cavaglià (capacità autorizzata 66mila tonnellate-anno) è stato al centro della 39° campagna di Legambiente “I cantieri della transizione ecologica”, un viaggio lungo la Penisola che racconta il percorso in atto e le esperienze virtuose e replicabili.

«Il polo biellese è quello che ci ha dato maggiori soddisfazioni in termini di crescita» ha commentato il presidente. «A Biella vogliamo realizzare un impianto sperimentale per i rifiuti tessili. La raccolta differenziata è complessa nella fase di selezione. Se il test va bene realizzeremo impianto capace di lavorare 25mila tonnellate di materiali che una volta trattati saranno inviati a industrie del territorio per produrre filato o prodotti riciclati» . A2A ha recentemente ricevuto l’autorizzazione dalla Provincia di Biella per la realizzazione della struttura, che prevede un investimento di circa 25 milioni.

Sempre sul territorio, è stato avviato il cantiere per lo stabilimento di recupero degli imballaggi in polietilene a bassa densità e in polipropilene per trasformarli in materie prime utili per produrre sacchetti, film e altri contenitori. «Contiamo di lavorare 20mila tonnellate all’anno raccolte nelle imprese biellesi, con una tecnologia a infrarossi che recupera il 90% del materiale e restituisce sacchetti interamente riciclati. Progetto che vale oltre 35 milioni di investimenti» ha aggiunto Roncari.

Al dibattito sulla transizione sostenibile ha partecipato Stefano Sanna, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Unione Industriale. «La sostenibilità industriale rappresenta un fattore di competitività per attrarre risorse umane e finanziarie. La presenza di A2A apporta valore diversificando la storica vocazione manifatturiera e accelerando l’innovazione. Imprese così strutturate offrono ai giovani l’opportunità di esprimere le proprie competenze su scala più ampia, incentivandoli a restare sul territorio. Sforzarsi di fare sistema, come Magnolab sulla ricerca applicata, dialogare con Città Studi sulla formazione executive e alimentare l’offerta degli Its, è fondamentale. In fatto di aggregazioni e altre forme di business combination, il tema del “capitale di rischio” è un altro fattore chiave. I mezzi finanziari non mancano, ma occorre una filiera di capitali e competenze per impiegarli, che non è solo affare delle banche. serve una visione lungimirante all’altezza del nostro passato».

Considerazioni sulla sostenibilità ambientale, le ha fornite Paola Vercellotti, nella Giunta Nazionale di Uncem : «Bloccare le idee significa bloccare il territorio. Bisogna ragionare attraverso il contatto con chi ci vive e lavora nelle aree montane. Se il territorio si spopola, non stiamo andando nella direzione giusta ma, attraverso la collaborazione stabile con gli enti locali si può agevolare la burocrazia e rimuovere le difficoltà a chi vuole investire in montagna».

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