Economia & Società / Biella
Domenica 30 Novembre 2025
Gidam, la rivoluzione che portò il colore
nell’abito da uomo
Docufilm. La storia visionaria e l’intuizione di un gruppo di drappieri che negli anni Sessanta, facendo sistema, anticipò il futuro della moda maschile italiana nel mondo
Negli momento in cui la moda mondiale scoprì la forza espressiva del colore, anche Biella – capitale italiana della lana e dei tessuti maschili – seppe cogliere il cambiamento. Alla fine degli Anni Cinquanta, quando arte, design, cinema e costume stavano vivendo una vera rivoluzione cromatica, sette drappieri biellesi compresero che il tradizionale grigio dell’eleganza maschile non bastava più. Nacque così, nel luglio del 1959, il Gidam: il Gruppo Industriali Drappieri Alta Moda, formato da realtà del territorio allora di peso: Modesto Bertotto, Ludovico Cartotti, F.lli Cerruti, F.lli Fila, Tallia di Delfino, Mario Zegna ed Ermenegildo Zegna. Gli imprenditori decisero di fare squadra per orientare la moda verso un nuovo immaginario visivo.
Uscita da due guerre mondiali, con la riscoperta dell’abito «della festa», in quel periodo l’Italia respirava positività, un clima di novità e di cambiamento. «C’era voglia di fare» conferma Ugo Mosca che all’epoca, poco più che ventenne, entrò a far parte dell’associazione con il ruolo di coordinatore e segretario. «Ero un ex allievo del Bona e in quegli anni gli imprenditori erano nel consiglio direttivo dell’istituto per la pianificazione delle materie d’insegnamento. Il presidente Aldo Tallia mi invitò a entrare nel Gidam. Accettai e partecipai alle diverse riunioni del gruppo che si svolgevano in viale Matteotti. Durante quegli incontri si pianificavano, i nuovi colori moda, gli eventi e le strategie».
Questa pagina visionaria, quasi dimenticata, della storia biellese torna oggi alla luce grazie al progetto «Un futuro c’è stato», coordinato da Luigi Spina e «costruito» in formato docufilm da un team multidisciplinare composto da Maurizio Pellegrini (filmmaker), Nicoletta Feroleto (graphic designer), Enrico Strobino (musicista) ed Enrica Tosi e Daniele Trani che hanno curato la fotografia. Il cuore del lavoro è il documentario «La rivoluzione del Colore», che si avvale di materiali d’archivio preziosi e inediti, e soprattutto della voce dello stesso Mosca: fu lui a seguire da vicino l’organizzazione, la comunicazione e i contatti con la rivista Arbiter, autorevole periodico patinato, dedicato allo stile maschile. I suoi ricordi, con le testimonianze di Nino Cerruti e di Luigi Palandri (responsabile prodotto dell Lanificio Fratelli Cerruti), restituiscono la fotografia di un’epoca in cui la moda italiana muoveva passi decisivi verso la modernità.
Il progetto ricostruisce la vicenda del Gidam partendo dalla visione originaria di Zegna fino al suo scioglimento, sancito dall’arrivo del prêt-à-porter e dall’ascesa di una nuova generazione di stilisti tra cui proprio Cerruti, che fu in un curioso paradosso, fra i fondatori del Gruppo e, pochi anni dopo, protagonista della stessa rivoluzione che avrebbe cambiato il mercato.
«I sarti erano il riferimento principale per il nostro tessile, le loro erano botteghe scuola - prosegue Mosca -. Drappieri e grossisti, quando iniziò il loro declino, cercarono di sostenerli ma con l’avanzare della confezione industriale non ci fu mai un rilancio abbastanza forte ed efficace. Così il Gruppo si sciolse».
L’operazione Gidam tuttavia era stata pionieristica: ogni anno, in collaborazione con l’Accademia Nazionale dei Sartori, veniva definita una palette di colori guida destinata a influenzare le collezioni della stagione successiva. Erano idee condivise in cui le nuance ispirate al territorio e alla natura, diventavano strumento strategico per rinnovare il guardaroba maschile. Dal 1960 al 1966, i tessuti biellesi trasformati in capi sartoriali d’eccellenza sfilarono al Festival della Moda Maschile di Sanremo, ideato da Michelangelo Testa, direttore di Arbiter. E da lì volarono all’estero, fino alle passerelle di Londra, allora capitale mondiale dello stile. Per Biella fu un salto culturale e commerciale di enorme portata: un’azione di marketing senza precedenti, capace di esportare oltreconfine l’identità di un distretto manifatturiero unito e consapevole della propria forza.
Realizzato in 4K dall’Archivio Ugo Mosca e da VideoAstolfoSullaLuna, il documentario in 25 minuti racconta non solo una rivoluzione estetica, ma anche la capacità, ancora oggi non scontata del Biellese, di fare sistema, anticipando il futuro con una visione collettiva.
© RIPRODUZIONE RISERVATA