Il 2026 porta con sé i segnali di ripresa
nel distretto tessile

Congiuntura Alessandro Barberis Canonico: «La conferma si trova negli ordini che stanno arrivando, dettati anche dalle scorte ormai in esaurimento»

Il 2025, fra alti e bassi, ha portato verso la fine dell’anno uno spiraglio di ottimismo anche e soprattutto nel distretto tessile. Lo conferma Alessandro Barberis Canonico, presidente di IdeaBiella e Ceo dell’omonimo lanificio di Pratrivero.

«La prima parte del 2025 non è stata performante. L’anno non era partito bene ma superato agosto la situazione ha iniziato a migliorare. La conferma si trova negli ordini che stanno arrivando in queste settimane. Il clima positivo si rifletterà certamente anche sull’edizione di Milano Unica che apre martedì: il numero di espositori del salone ha segnato nuovamente una crescita. Un altro indicatore giunge poi, e in particolar modo, dal Biellese, ovvero l’aumento della domanda della lana. Questi sono tutti segnali significativi».

Se ogni azienda ha la sua strategia sui diversi mercati, qualche Paese è andato meglio di altri anche se l’analisi è complessa a partire dagli Usa dove la politica di Trump ha fatto bene alla borsa, mentre i dazi non hanno ancora fatto sentire il loro peso sul comparto tessile.

«L’America è in positivo in fatto di consumi. Dei dazi, in effetti, non si avverte ancora l’effetto anche se certi clienti stanno testando altri Paesi per le loro produzioni dove la tassazione è più bassa: gli imprenditori stanno cercando di capire il livello di qualità del capo finito, della confezione per decidere se vale la pena spostarsi altrove. Al momento si tratta di situazioni in itinere che possiamo definire ancora embrionali. Vanno infatti calcolati almeno 6 mesi tra l’introduzione delle nuove tariffe e la ricaduta sul capo finito: ciò che è in vendita oggi era stato prodotto già nell’estate scorsa».

Prosegue: «Alcuni mercati non hanno ancora avuto rimbalzi di prezzo in negozio, tuttavia qualche aumento, come manovra preventiva, è già in atto. Negli Usa va inoltre tenuto conto della grande differenza di cambio del dollaro che ha perso il 15%. Per questo il grosso dei clienti sta apportando piccoli ritocchi. In Europa, al di là dell’effetto del caro-carburanti che ha inciso sui costi energetici ma che adesso è rientrato, c’è aria di ripresa, forse dovuta alle scorte che sono ormai andate esaurite e che portano i clienti a spingersi sui nuovi ordinativi. L’Asia è ancora un problema, invece. La Cina in particolare ha dato al momento solo un timidissimo segnale di ripresa mentre il Giappone patisce la svalutazione dello yen sull’euro».

Ma c’è anche un altro problema che grava sui nuovi listini che verranno presentati a Milano Unica.

«Se i costi energetici si sono stabilizzati dovremo affrontare il salone tenendo conto del costo delle lane e della manodopera in forte salita. I prezzi delle nuove collezioni saranno ritoccati a seconda delle fibre utilizzate e il rischio è che la scelta dei buyer cada sulle vecchie proposte e meno sulle nuove. Da inizio stagione, l’incremento della materia prima, per fare un esempio, su un filo di 17-18 micron di lana australiana, è arrivato a toccare il 20,24% in più».

La visione generale per il 2026 è dunque carica di aspettative ma pure di «cauto ottimismo» come si ama dire nel Biellese. «Le sensazioni sono buone. Se si prosegue così, in attesa che l’Asia riparta, il lavoro c’è. Questo potrebbe essere finalmente un anno positivo. Le previsioni per la fiera hanno invece il punto interrogativo. Siamo stati forzati a esporre sulla la stessa settimana di Pitti Filati e subito dopo la chiusura di Pitti Uomo. Capiremo se l’accavallamento piacerà, o se sarà meglio tornare al vecchio calendario. In qualche caso la richiesta di anticipo era stata espressa ma non così vicina ai saloni fiorentini. La sovrapposizione potrebbe creare problemi ai multibrand e alla gestione dei buyer (in pratica i clienti dei nostri clienti). Seguire chi arriva in visita negli showroom e contemporaneamente visionare le nostre proposte in fiera, non è compito facile».

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