«Il valore della lana non si difende da solo»
Convegno Al Lanificio Cerruti il sesto appuntamento dedicato alla fibra naturale per eccellenza e alle microfiliere connesse al suo recupero e alla lavorazione. Felice Piacenza: «Occorrono visione, collaborazione e coraggio»
Il 2026, proclamato da Fao e Onu “Anno internazionale dei Pascoli e dei Pastori”, si configura come un passaggio cruciale per riportare al centro del dibattito pubblico il valore del pastoralismo. Un settore spesso marginalizzato, ma che oggi si rivela strategico per la sostenibilità ambientale, la gestione equilibrata del territorio e la salvaguardia delle identità locali.
In questo contesto si inserisce la VI edizione della “Giornata della Lana”, promossa da Agenzia Lane d’Italia, che per il 2026 ha scelto di accendere i riflettori sulle microfiliere territoriali, modelli produttivi innovativi, fondati sulla collaborazione tra allevatori, trasformatori e artigiani, capaci di restituire centralità e valore a una materia prima naturale a lungo considerata residuale.
L’appuntamento che si è svolto ieri a Biella al Lanificio Fratelli Cerruti, si è confermato come evento di riferimento a livello nazionale, offrendo un terreno di confronto tra istituzioni, mondo della ricerca, università e imprese. Un’occasione concreta per condividere buone pratiche e delineare nuove prospettive per l’intera filiera laniera italiana, sempre più orientata verso logiche di sostenibilità e tracciabilità.
Le microfiliere rappresentano dunque il cuore di questa trasformazione. Basate sulla prossimità e sull’utilizzo delle risorse locali, consentono non solo di ridurre l’impatto ambientale, ma anche di generare nuove opportunità economiche nei territori, in particolare nelle aree interne e montane. In diverse regioni italiane, queste esperienze dimostrano come la lana possa tornare a essere una risorsa strategica, trovando applicazione non solo nel tessile, ma anche in ambiti innovativi come la bioedilizia, l’agricoltura e i materiali tecnici, in una prospettiva di economia circolare.
Durante i lavori, particolare attenzione è stata riservata al ruolo degli allevatori, veri custodi del territorio, presidi fondamentali per la tutela del paesaggio e degli equilibri ambientali. In questo quadro, la valorizzazione della lana diventa uno strumento concreto per rafforzare la sostenibilità economica delle aziende zootecniche.
Inserita tra le iniziative del Ministero delle imprese e del made in Italy nell’ambito della Giornata nazionale del made in Italy, i partecipanti alla “Giornata della Lana” hanno ribadito il valore strategico della fibra naturale per eccellenza.
Ad aprire la mattinata, dopo i saluti della direttrice dell’agenzia Lane d’Italia, Patrizia Maggia, è stato Felice Piacenza, presidente dell’ente: «Questo sesto convegno è un punto di partenza non solo simbolico ma concreto, perché è proprio dal territorio che dobbiamo iniziare. La manifattura tessile ha una storia lunga, prima con la canapa nel Settecento e poi, dall’Ottocento, con la lana. E la lana, intrecciandosi con il paesaggio, con il lavoro dell’uomo e con le tradizioni, ha modellato intere comunità, diventando cultura materiale, artistica, economica e di sostenibilità. In una parola, patrimonio. In un tempo in cui il mondo corre veloce, la lana ci invita a riscoprire la qualità, il tempo, il rispetto per l’ambiente».
Non solo memoria, ma prospettiva. La lana, va ricordato, è una fibra naturale, rinnovabile, biodegradabile, ma soprattutto una risorsa che parla di saperi. «Il nostro impegno è costruire ponti: tra tradizione e innovazione, tra allevatori e designer, tra territori e mercati» ha spiegato Piacenza. «Dobbiamo raccontare la lana non come un prodotto del passato, ma come una risposta concreta alle sfide del presente. Serve lavorare insieme per ridarle dignità economica, sostenere i produttori locali e promuovere una cultura del consumo consapevole».
La “Giornata della Lana”, che ha visto in cattedra anche Vincenzo Zezza (Casa del Made in Italy di Torino), Alessandro Ciccioni (Camera di Commercio Alto Piemonte), Vanda Bonaldo (Alpi Legambiente) e un gruppo di addetti ai lavori di caratura nazionale, è stato non solo momento di riflessione, ma vero e proprio invito all’azione. «Il valore della lana non si difende da solo: ha bisogno di visione, collaborazione e coraggio», conclude Piacenza, lasciando spazio a un auspicio che è anche un programma: «Che la lana torni a essere un filo capace di unire generazioni, competenze e territori. Un filo resistente, come quelli che da secoli tessono la nostra storia».
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