“La fabbrica come comunità”,
le persone e l’orgoglio
Il libro di Roberto Cecchini, Hr manager alla Filatura Tollegno 1900, esplora il rapporto fra l’impresa, i suoi collaboratori e il territorio
Lettura 2 min.Nasce dal Rapporto Gallup «State of the Global Workplace» l’ispirazione che ha spinto Roberto Cecchini a scrivere il saggio “La fabbrica come comunità”, un libro che parla di lavoro, manifattura, cultura industriale, territorio e del bisogno di ripensare il rapporto tra impresa e dimensione umana.
Cecchini da anni lavora nel mondo delle risorse umane all’interno di realtà manifatturiere italiane di peso, ha maturato esperienze nei settori alimentare, orafo e tessile e attualmente è Hr manager alla Filatura Tollegno 1900 (del Gruppo Indorama) dove si occupa di organizzazione, welfare aziendale, formazione, cultura d’impresa e relazioni interne.
«Nel corso degli anni ho sviluppato un forte interesse per il rapporto tra impresa, persone e territorio, approfondendo temi legati all’umanesimo industriale, alla responsabilità sociale delle aziende e al ruolo della fabbrica contemporanea come spazio di comunità e relazione. I numeri del Rapporto Gallup mi hanno impressionato: solo il 21% dei lavoratori si dichiara coinvolto e contento del posto in cui lavora. In Europa si scende al 13% e in Italia al 10%. Siamo il Paese con i i livelli più bassi dell’intero Occidente» spiega. «Per contro dove mi trovo oggi, le cose non stanno così. L’azienda è radicata sul territorio, i collaboratori sono orgogliosi di lavorare qui, ci sono storie famigliari che si dipanano dal nonno, che durante la guerra era manutentore, al nipote oggi in forze negli stessi reparti. Un intreccio di generazioni che corre lungo 125 anni di attività e valori del passato che ancora oggi sono vivi e rispettati».
Il manager definisce il suo progetto editoriale «molto personale», vissuto direttamente dentro la quotidianità, osservando persone, relazioni, territori e cercando di dare forma a una domanda che lo accompagna da tempo: è ancora possibile costruire imprese capaci di mettere davvero al centro le persone?
«Ho raccolto molte delle esperienze vissute in questi anni nel manifatturiero, insieme alle riflessioni nate osservando da vicino una fabbrica storica come Filatura Tollegno 1900» aggiunge.
Fra le pagine si parla di crisi del senso del lavoro; di comunità aziendale; welfare e cultura in impresa; rapporto tra fabbrica e territorio; centralità della persona e futuro del lavoro, tenendo ben presente l’esempio di Adriano Olivetti e di ciò che fece a Ivrea, trasformando la sua in un’azienda tecnologicamente più avanzata del XX secolo, ma anche in una comunità forte grazie alla sua visione umanistica e sociale del lavoro.
«Questo libro prova infatti a partire da una convinzione semplice: un’impresa non è fatta solo di processi, strategie e risultati. È fatta, prima di tutto, di persone. Oggi, non è una novità, si parla di Esg, di certificazioni, si bada al benessere dei dipendenti. Il mondo è cambiato, le cose che si facevano negli Anni 50 non sono più sostenibili per tanti motivi ma, a costo zero, si può ancora generare l’orgoglio in chi opera nella manifattura. Sono in Tollegno da due anni. l’azienda si chiama come il paese che da sempre la ospita: è già un segnale. Va da sé che l’impresa ha doveri verso i dipendenti come verso la comunità e questo non può che portare un beneficio di ritorno. Lo studio di Gallup dimostra che l’insoddisfazione dei collaboratori e la scarsa partecipazione generano una perdita di produttività che nel mondo si può quantificare in 438 miliardi di dollari».
La parte finale del saggio è un manifesto in 10 semplici principi, o suggerimenti, per recuperare i valori di ieri e adattarli al mondo d’oggi. Sono gli stessi clienti a chiederlo attraverso gli audit: «Energia pulita, impatto sul territorio, per noi anche l’attenzione alle pecore e a come vengono trattate, sono importanti quanto la responsabilità verso i dipendenti e l’ambiente. Ma sono i giovani stessi che nei colloqui sono sempre meno attenti allo stipendio e molto di più al welfare e a come l’azienda si pone verso la sostenibilità. E non va dimenticato che i nostri futuri clienti saranno le generazioni che oggi guardano a questi valori».
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