La sfida della manifattura
passa dall’IA e dal suo valore

Convegno A Magnolab il gruppo Tsg ha imbastito un’ampia riflessione sul futuro del tessile. Fra i relatori, l’intervento dei manager biellesi

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Il convegno organizzato a Magnolab da Textile Solutions Group, gruppo europeo di riferimento per soluzioni IT ha ospitato le testimonianze di imprenditori e manager del settore, fra i quali anche i biellesi Stefano Verzoletto, Felice Piacenza e Paolo Torello Viera che sulla scorta dei cambiamenti in atto (avvento dell’IA, rallentamento dei consumi, tensioni geopolitiche, aumento dei costi energetici e trasformazioni profonde della catena produttiva), hanno offerto il loro punto di vista per mantenere competitività e qualità manifatturiera per la quale l’Italia resta un punto fermo nel mondo.

Dall’incontro, intitolato “Il settore tessile oggi. Tendenze internazionali, sfide e opportunità” è emersa con forza una parola chiave: adattamento. Le imprese devono ripensare processi, prodotti e organizzazione per restare competitive, facendo leva su tecnologia, Intelligenza Artificiale e collaborazione di filiera.

Anton Hofmeier, ceo di Tsg ha aperto il dialogo partendo dalla digitalizzazione che rappresenta ormai «la spina dorsale dell’industria tessile contemporanea». L’obiettivo oggi è costruire sistemi integrati capaci di seguire l’intero percorso produttivo «dalla fibra al negozio», garantendo controllo completo su tracciabilità, sostenibilità ed efficienza. «Perché la tecnologia non deve sostituire il sapere manifatturiero, bensì renderlo più competitivo. L’IA può aiutare le aziende a lavorare meglio su processi, pianificazione, controllo dei dati e sostenibilità, oltre a supportare il futuro Passaporto Digitale del Prodotto richiesto dall’Europa».

Stefano Verzoletto, seconda generazione nel settore dei filati sintetici e della lana, ha descritto la progressiva contrazione della fascia medio-bassa del mercato negli ultimi vent’anni, aggravata dai cambiamenti post-Covid. «Dopo una breve fase di reshoring e di euforia nelle vendite, la produzione è tornata rapidamente verso i Paesi a basso costo del lavoro. I consumi non sono crollati, qualcuno nel mondo produce quello che non facciamo più noi».

Secondo Verzoletto, pure il calo del potere d’acquisto ha spinto molti consumatori verso prodotti più economici, mentre sta rallentando anche la fascia alta, ultimo rifugio dell’industria europea. Pesano cambio culturale, prezzi ingiustificati del lusso e una crescente preferenza per le esperienze rispetto all’abbigliamento, cui si aggiunge una concorrenza, quella della Cina in particolare, spesso favorita da sussidi governativi e regole ambientali meno stringenti rispetto all’Europa.

La risposta, secondo gli operatori, non può essere una guerra sui costi, ma un rafforzamento dell’identità manifatturiera europea: qualità, ricerca, artigianalità, accordi di filiera e trasparenza. Tra i punti chiave emersi nel dibattito: comunicare in modo chiaro il valore del prodotto, affidarsi a esperti per affrontare la complessità normativa europea e fare rete a livello europeo, sono la strada giusta.

Felice Piacenza, ha raccontato la lunga e solida storia di famiglia, quella che ha traghettato l’azienda attraverso un’esperienza centenaria fino alle recenti acquisizioni, nel rispetto del valore della produzione e del suo heritage.

Dalle slide di Torello Viera, (presidente di Scabal Americas Tailoring) dedicate al mercato Usa, è emerso che il made in Italy continua a essere percepito negli Stati Uniti come sinonimo di qualità, artigianalità e lusso accessibile. I segmenti più performanti restano fascia alta, sartoria, maglieria di qualità e accessori coordinati. Tuttavia il mercato sta cambiando: il consumatore è più prudente, più selettivo e più attento a identità del brand, esperienza d’acquisto e sostenibilità. Crescono i canali diretti, l’e-commerce e il retail monomarca, mentre calano i department store tradizionali. Le opportunità restano forti nel lusso e nello storytelling legato all’artigianalità italiana, ma la competizione si gioca sempre più sul valore e non sul prezzo.

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