Lana e fibre nobili, ripresa in sordina

Iwta. Dopo anni di crisi, il settore ritrova il valore: la crescita è trainata più dall’offerta (sempre più in calo) che non dalla domanda. L’associazione rafforza il suo ruolo in un equilibrio instabile di mercati, sostenibilità e filiera globale

Il 2025 si apre sotto il segno della continuità per Iwta, con un 2024 difficile che nel corso dei mesi ha cambiato passo trasformandosi in un anno di passaggio per il settore delle fibre naturali pregiate e, per le attività dell’associazione. Come ha spiegato il presidente Claudio Lacchio durante l’assemblea annuale, «dopo due anni segnati da domanda debole e prezzi compressi, lo scenario ha iniziato a muoversi: prima lentamente, poi con maggiore decisione tra fine anno e inizio ’26».

Sul fronte della domanda, la prima metà del 2025 è rimasta prudente, quasi sospesa. Solo in autunno si sono intravisti segnali più concreti, soprattutto in Europa, con una ripresa degli ordini a monte della filiera. A fare da traino è stata la Cina (fra l’altro il maggior consumatore di fibre naturali nel mondo) tornata a spingere in particolare nella maglieria e nelle forniture per uniformi. Più incerta la tessitura, ancora frenata da consumi finali deboli in Occidente e da un contesto geopolitico instabile.

«Il vero punto di svolta si è manifestato nei prezzi. Le aste hanno registrato un recupero deciso dopo i minimi del 2024, con un’accelerazione evidente tra fine 2025 e inizio 2026» ha proseguito Lacchio. «Un rimbalzo importante, che ha riportato valore anche in segmenti da tempo marginalizzati, come le lane mediofini e incrociate. Ma non si tratta, ed è qui la chiave di lettura più rilevante, di crescita trainata dalla domanda. Al contrario, il rialzo è in larga parte determinato da una contrazione dell’offerta».

La produzione mondiale, e in particolare quella australiana, sta vivendo una fase di ridimensionamento strutturale. Il calo del numero di capi, ai minimi storici, riflette dinamiche profonde: condizioni climatiche difficili, maggiore redditività dell’allevamento da carne e una perdita di fiducia tra gli allevatori aggravata da un debole ricambio generazionale. Situazione che riguarda anche altre fibre nobili, come il cashmere, i cui prezzi sono saliti, soprattutto in Mongolia.

In questo contesto, Iwta opera in uno scenario ambivalente. Da un lato, il recupero dei prezzi dà ossigeno alla filiera dopo anni di margini erosi; dall’altro, l’origine della ripresa guidata da un’offerta bassa, impone cautela e una gestione attenta dei rischi. «Non è ancora una vera ripartenza della domanda globale, ma piuttosto un nuovo equilibrio, fragile e potenzialmente instabili. Ma siamo fiduciosi».

Restano inoltre aperti nodi strutturali, a partire dalla sostenibilità e dalle certificazioni. La frammentazione degli standard, i costi per gli allevatori e un differenziale economico ancora limitato continuano a generare incertezza. Paradossalmente, il rialzo dei prezzi rischia di ridurre ulteriormente l’incentivo a investire in percorsi certificativi, proprio mentre la regolazione europea si fa più stringente.

Sul piano operativo, l’associazione ha proseguito nel rafforzamento del proprio ruolo, ampliando il coinvolgimento dei soci e consolidando la presenza nei principali tavoli istituzionali e internazionali. Dalla partecipazione al congresso Iwto a Lille, al dialogo con il mondo della formazione: la collaborazione con il Master Fibre Nobili e con Its Tam dove è stata assegnata la terza borsa di studio dedicata alle materie prime, iniziative strategiche per le nuove generazioni e per il legame tra imprese e formazione tecnica avanzata. A ciò si aggiunge la presenza alle fiere di settore, Filo in primis, e l’attività lungo le linee di sviluppo già tracciate, con un progressivo coinvolgimento dei soci industriali e stranieri extra-europei accompagnata dalla presenza attiva nella sezione Laniera di Confindustria Moda, che rappresenta il punto di riferimento istituzionale per il settore.

Il quadro che emerge è dunque quello di una fase delicata: la ripresa c’è ma poggia su basi e scenari assai diversi dal passato. Per Iwta la sfida è accompagnare questo passaggio, lavorando in particolare sulla comunicazione del valore delle fibre naturali, sul rapporto con i brand, chiamati a non arretrare verso alternative più economiche al fine si mantenere saldo il posizionamento della lana e delle fibre nobili nel mercato globale.

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