Slow Fiber: il tessile responsabile nel dialogo dell’Europa

Nella Giornata mondiale dell’ambiente la rete sarà al centro del webinar internazionale di Unece

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Il 5 giugno, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente, Slow Fiber sarà al centro del webinar internazionale “The ethical side of fashion beyond aesthetics”, organizzato da Unece Forest and Bioeconomy Environment and Forests Division in collaborazione con la Un Alliance for Sustainable Fashion. Un appuntamento importante che porta il modello a cui tante aziende italiane - e biellesi in particolare - hanno aderito, al centro di un confronto globale su moda, clima, materiali, tracciabilità, circolarità e responsabilità lungo le filiere tessili.

Perché parlare di moda sostenibile oggi significa andare oltre l’estetica, vuol dire interrogarsi su ciò che viene prima del prodotto finito: l’origine delle fibre, la qualità dei materiali, la durata dei capi, i processi produttivi, il consumo di risorse e l’impatto generato lungo tutta la catena produttiva. Dunque, per la rete italiana con la chiocciola verde che unisce aziende del tessile e dell’arredamento, essere parte di questo confronto significa confermare una direzione: promuovere cultura industriale, responsabilità condivisa e capacità concreta di ripensare il modo in cui si produce, si sceglie, si indossa e ci si prende cura di ciò che entra nella vita quotidiana di ognuno.

Spiega il presidente Dario Casalini: «Abbiamo il grande onore di tenere il keynote speech del 5 giugno. Con Marco Bardelle parleremo da Ginevra in mondovisione, da protagonisti della Giornata dell’ambiente. Ciò significa che è stata data rilevanza alla nostra visione culturale del tessile, a un approccio molto olistico e sistematico, in cui mettiamo insieme tutti gli aspetti della sostenibilità che riguardano ambiente, dimensione sociale, riduzione dei volumi e delle quantità, collaborazioni di filiera, trasparenza e tracciabilità, oltre all’attenzione per l’aspetto chimico, sia nella produzione sia nel riciclo».

Casalini e Bardelle parleranno ovviamente della mission e dei tre grandi obiettivi: educare e responsabilizzare verso un consumo sempre più consapevole e informato. Salvaguardare tutte quelle aziende, micro e piccole imprese, che applicano questi valori da sempre ma non hanno né tempo né risorse per assolvere agli obblighi di compliance o per trasmettere e spiegare ciò che già fanno naturalmente. «La nostra idea è infatti quella di mettere insieme tutti i rappresentanti della filiera che osservano i valori del buono, sano, pulito, giusto e durevole spiega l’imprenditore.

Il terzo punto riguarda la formazione dei giovani, cioè il modo di riavvicinarli alla manifattura: «Non crediamo in un futuro del nostro Paese sbilanciato sui servizi, che siano legali, finanziari, digitali o legati solo al turismo. Vogliamo mantenere saldo il cuore manifatturiero dell’Italia perché, secondo noi, un sistema è equilibrato quando tutte le sue componenti funzionano. La deriva del terziario l’hanno già sperimentata altri Paesi, Inghilterra in testa, e non ci entusiasma».

Oltre alla mission SlowFiber parlerà anche dei valori sui quali si fonda: il Buono, come nuovo modello di mercato in cui vorremmo ridurre l’aspetto competitivo per favorire un approccio più collaborativo, dove le risorse vengono dedicate anche a una sostenibilità reale; il Sano, che riguarda l’inquinamento da plastica ormai fuori controllo e le sostanze chimiche presenti negli abiti: «La ricerca non riesce a stare al passo con i nuovi processi e le nuove sostanze, che possono essere nocive oltre che inquinanti» spiega Casalini; il Pulito, cioè tutto ciò che può minimizzare l’impronta ambientale; il Giusto, ovvero l’offerta di un lavoro dignitoso «che permetta alle persone di realizzarsi e di non interpretare l’occupazione solo come “un fastidioso intermezzo” del tempo libero: è vitale trovare soddisfazione in ciò che si fa, non solo lavorare per necessità. Infine c’è la Durevolezza, sia rispetto all’obsolescenza sociologica sia in termini di qualità e fattura. Spiegheremo tutto questo. Il nostro sogno è portare Slow Fiber nel mondo. Siamo partiti dall’Italia, ma vogliamo costruire una rete con tutti quei Paesi dove esiste ancora una filiera che osserva questi valori» conclude il presidente.

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