Fibræ: la scommessa di Slow Fiber, Uib
e Confindustria Moda
Progetto. La città candidata a ospitare un ecosistema internazionale che unirà memoria industriale, ricerca, didattica, nuove generazioni e pure turismo qualificato
Lettura 2 min.Si chiama Fibræ e nasce per rispondere a una domanda urgente: come custodire e tramandare alle nuove generazioni il patrimonio di saperi, materiali e processi accumulato da generazioni di lavoratori, tema centrale per un Paese che ha costruito la propria competitività internazionale su una cultura produttiva diffusa. Ma non solo: come attrarre giovani, come spiegare cos’é un tessuto e come fornire a tecnici e designer gli strumenti necessari per mantenere alta l’asticella di filati e tessuti made in Italy.
Se Biella è da sempre uno dei territori simbolo della manifattura tessile italiana, non sarebbe un caso che possa essere scelta da una cordata di promotori eccellenti, come sede di un nuovo centro dedicato al futuro del settore: in prima linea sull’operazione Fibrae c’è Slow Fiber insieme a Confindustria Moda e Uib.
Del resto pochi luoghi al mondo custodiscono, in uno spazio così ristretto, una combinazione simile di storia industriale, competenze produttive, imprese attive, formazione e centri di innovazione. Ne sono la dimostrazione Magnolab, Città Studi e, quale memoria storica la Fabbrica della Ruota che da sempre vede il DocBi in prima linea per preservare ciò che ha dato origine al distretto della lana. E non mancano a corredo gli archivi storici delle stesse aziende e luoghi che rendono il Biellese un caso raro anche a livello europeo.
«Con Fibræ ci sarà la possibilità di mettersi in rete, di collaborare. Non vogliamo replicare nulla ma piuttosto potenziare l’esistente e ciò che sta per nascere come il MuLab, il Recycling hub per esempio» spiega Marco Bardelle, responsabile del progetto e vicepresidente di Slow Fiber. «Lo studio di fattibilità è stato curato da The European House - Ambrosetti. È già stato pianificato il conto economico e lo studio di impatto territoriale che conferma che quanto investito verrà moltiplicato per 3,2 volte. Le stime parlano di oltre 50mila visitatori nel primo anno, cifra che potrebbe salire a circa 130mila presenze annue entro il quinto anno. Vogliamo portare a Biella stranieri, studenti, famiglie, tecnici. Per il territorio sarebbe una grande opportunità».
Tra le ipotesi al vaglio figura l’area delle ex Pettinature Riunite lungo via Carso (progettata dall’architetto razionalista Giuseppe Pagano e da anni dismessa) dove doveva sorgere il centro commerciale Conad. «La ristrutturazione è già approvata dalla Soprintendenza ma al posto di supermercato e distributori avremo un luogo di ricerca e sviluppo. Fibræ mira a diventare il principale punto di riferimento nazionale e internazionale per la cultura della fibra, del tessile, della moda e dell’arredamento sostenibile. L’investimento previsto è di circa 35 milioni di euro e stiamo procedendo alla raccolta delle manifestazioni d’interesse. Il concept si estende su 24mila metri quadrati di cui circa la metà occupati dalla fabbrica. Il fatto che si affacci sul torrente Cervo, potrebbe facilitare i collegamenti con Cittadellarte-Fondazione Pistoletto».
Alla base dell’iniziativa c’è la filosofia di Slow Fiber, la rete nata dall’incontro tra l’esperienza di Slow Food e alcune imprese della filiera tessile italiana, che tre anni fa vide la luce con Carlin Petrini e l’imprenditore torinese Dario Casalini. Oggi il sodalizio è arrivato a contare oltre 40 aziende tra moda e arredamento per un fatturato complessivo superiore ai 700 milioni di euro e più di 3.600 occupati.
L’obiettivo è ambizioso e vuole allargare la visione ai sei principi che guidano da sempre Slow Fiber: Bello, Buono, Sano, Pulito, Giusto, e Durevole, quindi a come vengono realizzati abiti, tessuti, filati, spingendo il settore verso maggiore sostenibilità ambientale e sociale. Fibræ punta a fare per il tessile ciò che l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo ha fatto per il cibo: creare uno spazio che metta in dialogo cultura, ricerca, formazione, impresa e nuove generazioni. Non un luogo celebrativo ma una piattaforma per il futuro della manifattura italiana.
Il cuore del progetto sarà la Banca della Fibra e del Tessuto, dedicata a conservare, catalogare e valorizzare il patrimonio materiale e immateriale del tessile, attorno alla quale sorgeranno spazi per formazione, ricerca, innovazione, divulgazione culturale ed esperienze immersive, con l’obiettivo di connettere stabilmente imprese, scuole, università, centri di ricerca, brand e nuove generazioni, trasformando il patrimonio tessile italiano in una risorsa accessibile a ricerca, impresa e società civile.
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