Fabrizio Ghilardi conquista la prestigiosa Alpi 4000

Ciclismo endurance - Ha chiuso la massacrante gara (1.309 km e 22.000 metri di dislivello) in 123 ore ottenendo il brevetto mondiale randonnée

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Biella

Fabrizio Ghilardi torna a compiere un’impresa di altissimo livello nel mondo del ciclismo estremo. La scorsa estate aveva completato la Race Across West negli Stati Uniti d’America, qualche giorno fa ha concluso la Alpi 4000: due eventi molto diversi tra loro ma ambedue decisamente complicati.

Se negli Usa la gara poteva e doveva essere compiuta in team, con una squadra al seguito, in questa occasione l’atleta non poteva avere alcun supporto nei 1.309 chilometri da percorrere nei quali la difficoltà, oltre ai 22.000 metri di dislivello positivo, è stata anche il caldo torrido di quei giorni. Una randonnée ciclistica ad andatura libera senza classifica finale, ma da percorrere entro il tempo massimo di 145 ore per ottenere il prestigioso diploma mondiale randonnée over 1200 extreme, che di fatto è un lasciapassare per la Parigi-Brest-Parigi, la numero uno delle randonnée al mondo.

Il percorso

Sulla mappa del nord Italia era un grande “otto” con Bormio punto di partenza, di arrivo e anche “tappa” centrale nel lungo percorso. Dalla splendida cittadina dell’alta Valtellina inizialmente si scendeva verso Milano, attraversando la pianura lombarda e il bergamasco, prima di risalire a Bormio e poi spostarsi in Veneto verso Cortina per poi ritornare a Bormio. I nomi dei passi attraversati fanno venire i brividi agli amanti della montagna e del ciclismo: Eira, Bernina (a 2.328 metri) e Maloja in partenza; poi, dopo la discesa a Milano, Presolana e Mortirolo prima di arrivare al Gavia (il punto più alto della prima metà di gara a quota 2.621 metri); quindi il Tonale e la discesa verso Andalo, prima di reiniziare la salita che porta a Cortina e che tocca il lago di Misurina, il passo Falzarego e il Fedaia, prima dell’ultima rampa verso lo Stelvio a quota 2.758 metri che porta all’arrivo a Bormio.

Lungo il percorso erano previsti dei punti di controllo, delle “stazioni” dove timbrare la propria scheda di partecipazione e dove c’era la possibilità di mangiare, fare una doccia ed eventualmente dormire qualche ora.

La gara di Fabrizio Ghilardi

Dice l’atleta: «Un’esperienza indimenticabile in luoghi, come le Dolomiti, che non avevo mai visto e che sono bellissimi. Sono partito spingendo per due giorni e mezzo, seppur patendo tanto il caldo estremo. Negli ultimi due giorni me la sono presa un po’ con più calma: l’obiettivo era ottenere il brevetto e durante la gara mi sono reso conto di essere nei tempi. Ho concluso in 5 giorni e 3 ore, ovvero in 123 ore, risultato che per un quasi sessantenne ritengo sia notevole. La classifica non c’è, è vero, ma più o meno sai dove ti trovi, e devo dire che sarei potuto arrivare nei primi 50 se non mi fossi fermato per il maltempo. C’è stata una sera che, andando da Trento in direzione di Bassano, ho trovato un temporale con fulmini e parecchie folate di vento fortissimo. Anziché affrontarlo ho deciso di fermarmi a dormire dalle 11 di sera sino all’alba: scelta giusta, considerando che alcuni corridori sono caduti e si sono fatti male».

Riguardo al percorso aggiunge: «Per un appassionato di ciclismo è un “parco giochi” bellissimo. Tu pensi a una qualsiasi salita iconica del Giro d’Italia e stai sicuro che gli organizzatori l’hanno messa nell’itinerario».

E poi c’è il lato umano: «Su circa 400 concorrenti la metà erano stranieri, tanti anche dall’altra parte del mondo, dalle Americhe o dall’Estremo Oriente. Ti trovi a chiacchierare e pedalare fianco a fianco con sconosciuti con i quali condividi la fatica e i momenti di pausa».

Sul clima trovato aggiunge: «Un vero inferno. Io sono partito anche con indumenti pesanti nella borsa perché la settimana prima aveva nevicato sullo Stelvio; invece, in cima abbiamo trovato 18 gradi. Senza contare che in pianura, dopo Milano verso la bergamasca, c’era un’afa pazzesca e anche in montagna si superavano abbondantemente i 30/35 gradi. Diciamo che mi sono portato a spasso due o tre chili di roba in più, che non mi è servita».

La bicicletta con cui Ghilardi ha affrontato questa gara è stata anch’essa una “scommessa”. «Grazie all’interessamento di Michel del Velogarage di Vigliano ho affrontato questa randonnée con una bici Coppi K14: di fatto sono stato un “tester” di questo tipo di esemplare su una distanza endurance. E devo dire che la bici è andata alla grande! Un ringraziamento a lui per questa opportunità e alla mia famiglia che sempre mi supporta in queste mie “pazzie” sportive».

Il futuro

Ghilardi probabilmente la Parigi-Brest non la farà: «È una randonnée con migliaia di partecipanti, io preferisco eventi meno affollati». Ma ha anche un obiettivo che appare più grande: «Dopo aver concluso la Race Across West, il sogno è la Race Across America, che attraversa da parte a parte gli Stati Uniti. Sarebbe il regalo per i 60 anni, ma il budget è piuttosto alto e c’è bisogno anche di un team di più persone. Proveremo a organizzarla».

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