Lo sport biellese in lutto per la morte di Ezio Dionisi
Basket - Grande passione per la pallacanestro e promotore dello sport dal punto di vista inclusivo
Lettura 2 min.Biella
Gentilezza, passione per lo sport, una sensibilità e un’empatia rare che l’hanno reso un personaggio benvoluto e apprezzato nel panorama sportivo biellese. Ezio Dionisi se ne è andato a 79 anni e l’ha fatto lasciando un grande vuoto nel cuore dei suoi cari e dei tanti amici avuti durante la propria vita. Potevi telefonargli a qualunque ora del giorno ed Ezio rispondeva sempre con gentilezza, tanto che una chiamata per avere una notizia diventava sempre una piacevole chiacchierata.
Classe 1947, di origini trentine, arrivò nel biellese nei primi anni ‘60 e fu catturato dalla palla a spicchi diventando un giocatore della mitica Libertas Biella prima, della Bbc e dei Caimani poi. Una passione che diventò seconda pelle e che ne fece uno dei soci fondatori della Pallacanestro Biella che nel 1994 iniziò la scalata ai vertici sportivi nazionali. L’impegno nel basket è significato anche fiducia nei giovani e sostegno nei giovani, dimostrata negli anni da presidente della Cestistica, società satellite rossoblu.
Lo sport per lui non era solo agonismo e risultati, ma anche inclusione e opportunità per le fasce più deboli. Ed è così che per tanti anni è stato promotore per il Panathlon Biella di Sportivamente Insieme, manifestazione sportiva e sociale che da tradizione si svolge ogni anno al Centro Sportivo Cedas Lancia di Verrone.
Il ricordo dell’amico Ciccio Rossetti
Uno dei suoi più cari amici è stato Ciccio Rossetti, con il quale ha condiviso la passione per il basket: «Quello che più colpiva di Ezio erano la sua gentilezza e garbatezza. Non ricordo di averlo mai visto arrabbiato, né quando giocavamo insieme, lui senatore nel Bbc io giovane, nè da dirigente. Una persona speciale che ho avuto la fortuna di conoscere ancora meglio negli ultimi anni grazie al gruppo storico Libertas, con il quale condividiamo ogni anno un pranzo diventato ormai tradizione. Come dimenticare poi le vacanze in Grecia, ospiti dell’amico Ottorino Flaborea. Ezio, un amico straordinario per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo».
Il ricordo di Anna Zumaglini
Ne parla con parole di affetto anche Anna Zumaglini, delegata provinciale del Coni di Biella e past presidente al Panathlon Club Biella: «Ricordo Ezio, certamente per ciò che è stato come atleta, allenatore, dirigente e uomo di sport, ma soprattutto per ciò che lo sport ha costruito in lui. La pallacanestro è stata la sua grande passione, la compagna di una vita intera. Eppure, chi lo ha conosciuto sa che per lui non contava soltanto il gioco. Contavano i valori che quel gioco gli aveva insegnato: il rispetto, la lealtà, il senso di responsabilità, la capacità di collaborare, di mettersi al servizio degli altri.
Ezio ha fatto suo uno degli insegnamenti più belli dello sport di squadra: nessuno vince da solo. Per questo ha saputo mettere da parte l’individualità per costruire qualcosa insieme. Lo si è visto in ogni progetto che ha seguito, in ogni iniziativa che ha organizzato, nel modo in cui ha lavorato accanto agli altri senza cercare visibilità, ma con la soddisfazione di contribuire al bene comune. Questi valori Ezio li ha trasmessi anche ai suoi figli, ai quali ha saputo insegnare l’amore per lo sport e per tutto ciò che lo sport rappresenta: impegno, rispetto, condivisione e capacità di mettersi in gioco. Ognuno ha seguito il proprio percorso, ma in entrambi è possibile riconoscere quell’eredità di passione e di valori che Ezio ha testimoniato per tutta la vita. Nel Panathlon, dove è stato per anni consigliere e presenza attiva e preziosa, Ezio ha incarnato pienamente questi principi. In particolare, ha creduto con convinzione che lo sport dovesse essere davvero per tutti. Non uno slogan, ma una realtà concreta. Ezio credeva profondamente che lo sport fosse uno strumento di inclusione, di crescita e di dignità. Credeva che ogni persona dovesse avere la possibilità di partecipare, di sentirsi parte di una squadra, di scoprire le proprie capacità. E per trasformare questa convinzione in realtà ha dedicato tempo, energie e cuore.Per questo il ricordo che ho di lui va oltre i risultati sportivi e gli incarichi ricoperti. Rimane l’esempio di una persona che ha saputo vivere i valori dello sport ogni giorno, con discrezione, generosità e spirito di servizio. E forse il modo più bello per ricordarlo è proprio questo: pensare a tutte le persone che, grazie a lui, hanno trovato nello sport non soltanto un’attività da praticare, ma un luogo dove sentirsi accolte, valorizzate e parte di qualcosa di più grande».
Dionisi lascia la moglie Daniela, i figli Christian e Chiara con le rispettive famiglie.
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