( foto ss lazio)
Calcio - Nella semifinale di ritorno di Coppa Italia contro l’Atalanta, il portiere cossatese della Lazio salva il risultato nei minuti di recupero e poi entra nella storia del calcio mondiale parando 4 rigori su 5 calciati
Biella
Tutto il mondo del calcio da un paio di giorni parla di Edoardo Motta, il “portierino” biellese balzato agli onori della cronaca nella serata di mercoledì parando quattro rigori su cinque calciati dai giocatori dell’Atalanta. Non una gara qualsiasi, ma una semifinale di Coppa Italia che per entrambe le squadre aveva una valenza fondamentale per la stagione: cercare l’ingresso dalla “porta di servizio” alle coppe europee, riservata a chi si aggiudica il secondo trofeo nazionale.
Partita equilibrata: la sblocca Romagnolo all’85’, pareggia due minuti dopo Pasalic. Finisce 1-1 e il risultato non cambia nemmeno ai supplementari. Chi giocherà la finale contro l’Inter verrà decisa ai calci di rigore.
Motta batte i tacchetti sul palo alla sua sinistra, si piazza al centro e alza le mani: un gesto che farà prima di quasi tutti i penalty, però tirandone su una sola. Un gesto forse studiato a tavolino.
Parte Raspadori e segna spiazzando il biellese: non accadrà più a nessun altro in una serie che ha del clamoroso. Scamacca non guarda, incrocia in basso verso l’angolo alla destra di Motta che ci arriva sicuro; Zappacosta cambia angolo, non tira proprio bene, “Edo” è lì ancora una volta; la terza vittima è Pasalic, che calcia angolato ma non passa oltre i guantoni del numero 1 laziale; l’apoteosi arriva su De Ketelaere che spara verso destra e trova ancora il tuffo di Motta a neutralizzarlo. Il “portierino” è diventato un “portierone”.
La corsa dei giocatori della Lazio verso il loro estremo difensore ricorda le vittorie più belle, quelle magari insperate, come fu per gli azzurri nel 2021 quando Donnarumma, nello stesso angolo, ipnotizzò Saka nell’ultimo dei dieci rigori tirati nella finale europea vinta dall’Italia sull’Inghilterra.
Questa partita vale sicuramente meno in termini assoluti, ma vale tantissimo per un ragazzo di soli 21 anni che un anno fa, giocava in Serie B con la Reggiana.
Non basta il 4 su 5 ai calci di rigore per concludere la descrizione della sua serata mostruosa: sull’1-1, al quinto dei sei minuti supplementari, ha deviato sul palo un colpo di testa di Scamacca che sembrava destinato in fondo al sacco.
Tuttosport lo valuta 8,5, la Gazzetta è più generosa e arriva a 9 (un voto che raramente si vede), così come il Corriere. Per tutti c’è “qualche incertezza nei rinvii di piede”, ma per tutti è anche “decisivo” per l’intervento nel recupero e “me-ra-vi-glio-so” ai rigori.
Motta è il primo a essere intervistato a bordo campo dalla giornalista Monica Vanali. Gli viene chiesto quale sia il segreto per parare questi rigori; lui sorride e candidamente confida che «qualche segreto c’è, ma che è meglio tenerlo nascosto». È quasi in imbarazzo: «Non mi è mai capitata una cosa così», dice. Emerge quella sua innata modestia che lo sta portando in alto e lo sta facendo benvolere da tutti.
Arriva capitan Cataldi: parla della partita, poi gli fa i complimenti, lo abbraccia e dice che «è un grande ragazzo», ricordando come sia entrato in punta di piedi e con umiltà nello spogliatoio.
Nel frattempo scendono le prime lacrime: difficile vedere un professionista emozionarsi così. Chiede anche scusa. Per la prima volta il “glaciale” Motta cede.
La giornalista gli domanda a chi dedica questa serata: «A chiunque mi conosca, ai tifosi». E poi via a festeggiare e a salutare il pubblico.
Al momento giusto al posto giusto, grandi doti, un po’ di fortuna: Motta oggi è questo. Numero 40 sulle spalle, ma numero 1 nei cuori dei tifosi biancocelesti che hanno un nuovo eroe.
Poi c’è la storia del calcio. Sì, perché quattro rigori parati nella stessa partita sono un evento rarissimo. In Italia è accaduto quest’estate nei trentaduesimi di Coppa Italia tra Cesena e Pisa, con il portiere dei toscani Adrian Šemper a ergersi protagonista. Prima? Noi non ne ricordiamo e anche le testate sportive nazionali non riportano precedenti.
In giro per il mondo si registra un precedente illustre, non troppo tempo fa: a dicembre dell’anno scorso Matvei Safonov, portiere del Psg, è diventato il primo a parare quattro rigori consecutivi in un torneo ufficiale Fifa, nientemeno che nella finale della Coppa Intercontinentale contro il Flamengo.
Andando indietro di circa 40 anni, nel 1986, Helmuth Duckadam, portiere della Steaua Bucarest, ne parò 4 su 4 (il quinto non fu calciato) contro il Barcellona nella finale di Coppa dei Campioni. Nel 1989 fece lo stesso René Higuita nella finale di Coppa Libertadores tra il suo Nacional Medellín e l’Olimpia Asunción.
Ora in questa lista c’è anche Edoardo Motta da Cossato, con un grande presente e una storia tutta da scrivere e, mai come nel suo caso, tutta nelle sue mani.
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