Fabrizio Ghilardi racconta la sua Ultrabiking Sardinia
Ciclismo - Secondo tra gli over 50, ha concluso la massacrante gara percorrendo in 73 ore 1.000 chilometri con 20.000 metri di dislivello
Lettura 1 min.Biella
Mille chilometri da pedalare, 20.000 metri di dislivello accumulati su un tracciato che non concede tregua, 110 salite da chiudere al massimo in 90 ore. Non è una semplice corsa, ma un viaggio ai confini della resistenza umana. Protagonista dell’impresa è Fabrizio Ghilardi, che ha completato l’Ultrabiking Sardinia, una delle prove di ultracycling più estreme e selettive d’Europa.
La competizione, con partenza e arrivo ad Alghero, ha richiamato al via 33 partecipanti da tutto il continente, con la regola ferrea dell’autosufficienza totale e il divieto assoluto di pedalare in coppia. Una sfida tecnica e mentale che alla fine ha registrato ben undici ritiri e la presenza di una sola donna al traguardo.
La solitudine e il buio della Barbagia
«È un continuo su e giù con mille paesaggi diversi», racconta Ghilardi ripercorrendo i momenti chiave della prova. «Senza assistenza e senza supporto, la gara si è trasformata ben presto in un faccia a faccia con se stessi, anche perché dopo una ventina di chilometri il gruppo si è sgranato e non ho trovato più nessuno».
Pedalare nel cuore della notte sarda significa fare i conti con il vuoto assoluto: «Quando vai sui passi, non ci sono paesi, nessuna luce se non lontanissima: il Gennargentu lo abbiamo affrontato ben quattro volte». Tra le immagini più forti impresse nella memoria ci sono i passaggi nella Barbagia profonda, con il cielo minacciato da pesanti nuvole nere pronte a scatenare temporali e il brivido di un’esperienza «tra le più toste che abbia mai affrontato», mitigata però da «un senso di libertà unico, scandito da tre albe e tre tramonti vissuti in sella».
Tra sonno e allucinazioni
La gestione del riposo è stata millimetrica e brutale: «quaranta minuti di sonno la prima notte e appena tre ore la seconda». Con il passare delle ore, la fatica e la privazione del sonno hanno presentato il conto: a soli 50 chilometri dall’arrivo, Ghilardi è stato colpito dalle classiche allucinazioni da sforzo, incapace di mangiare o bere regolarmente: «Mi sono seduto su un sasso e mi sono addormentato, sino alle sei del mattino, impiegando un paio d’ore per smaltire la crisi prima di rimettermi in marcia verso la conclusione. Non era nei programmi, ma queste sono cose che accadono in gare così».
Un risultato eccellente
Al traguardo, tagliato in 73 ore, il bilancio sportivo è di altissimo profilo: Ghilardi ha chiuso all’11° posto nella classifica generale. Un piazzamento impreziosito dal fatto che, calcolando la graduatoria per fasce d’età (non prevista in premiazione), avrebbe conquistato uno straordinario secondo posto tra gli over 50, mettendosi alle spalle atleti ben più giovani in una disciplina dove l’esperienza e la tenuta mentale valgono più della carta d’identità. Per l’atleta biellese è stata la terza grande avventura ultracycling stagionale dopo la Race Across Italia e la Alpi 4000: «L’Ultrabiking Sardinia appartiene a quella categoria di sfide entusiasmanti che ti lasciano una certezza: dopo una cosa così non ci sono più paure».
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