Il ritorno di Giorgia Frosini: «Ho mandato le foto a papà»

La figlia dell’ex capitano di Pallacanestro Biella con l’Italia di pallavolo nella città in cui aveva vissuto da bimba

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«A papà ho mandato subito una foto del palazzetto. Mi ha scritto di andare a salutargli il custode»: con la testa Alessandro Frosini era a Venezia, da buon direttore sportivo della Reyer che sta per affrontare i quarti di finale scudetto della pallacanestro contro Derthona. Un pezzettino di cuore però era a Biella con la figlia Giorgia, l’ex “piccola Giorgia” che scorrazzava al PalaPaietta, che oggi è azzurra di pallavolo. Julio Velasco l’aveva annunciata con la maglia numero 12, lo stesso di papà quando era capitano dell’Angelico Biella, per la prima sfida contro la Francia (qui il servizio sulla partita vinta 3-0). Ma è lei a fugare ogni dubbio su un eventuale problema fisico dell’ultimo momento: «Stasera è toccato alle altre, io scendo in campo a Novara». Ovvero nella seconda sfida in due giorni alla Francia. Un mini-rimpianto, quello di non essere stata selezionata in quella che è stata la sua città per un paio d’anni quando era bambina, ma superato molto facilmente dalla gioia di essere in Nazionale, tra le trenta migliori azzurre scelte per l’estate della Volley nations league e dei campionati europei.

Nella pancia del palazzetto, con la tuta azzurra “macchiata” dagli sponsor, era un po’ in disparte prima che l’occhio attento di qualche biellese nostalgico la scovasse sotto le tribune. E allora via con le foto ricordo, con l’assessore (e supertifoso rossoblù) Giacomo Moscarola, con Angelo Petrillo che del palasport di via Paietta non solo aveva le chiavi ma era anche l’anima del bar, e delle grigliate, e degli spuntini tra un allenamento e l’altro. E Giorgia che, sorridendo, scattava selfie anche lei con gli “amici di papà”: «Così glieli mando subito». Mentre lui, dal Veneto, con la testa per qualche minuto lontana dai playoff e vicina a un pezzo del suo passato, le scriveva i nomi di quelli da salutare, raccomandandosi per «il custode, Marco Lino». E lei, un po’ rammaricata, che li memorizzava: «Ero piccola, non mi ricordo nessuno».

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