Nella messa crismale annunciata l’ordinazione sacerdotale di due diaconi

Il 30 maggio le mani del Vescovo saranno imposte su Marco Rosazza e Antonio Iannacone

È stata una messa di ringraziamento e di ricarica interiore per i sacerdoti, i diaconi, i religiosi, le religiose e per tutti i presenti la celebrazione crismale di ieri in Cattedrale, concelebrata dal vescovo Roberto Farinella e dall’emerito Gabriele Mana, che ha voluto ancora una volta venire nella diocesi di cui è stato pastore per tanti anni per rinnovare, come ogni anno nel Giovedì Santo, i voti del proprio ministero.

Il vescovo Roberto ha salutato fraternamente il Vescovo emerito e ha sottolineato il valore unico, nella liturgia annuale, della messa crismale, che rievoca l’istituzione del sacerdozio da parte di Gesù e diventa “epifania”, manifestazione della Chiesa nella fraternità presbiterale di coloro che, come diceva San Francesco, sono i «fragili strumenti di Dio».

«Fragili strumenti perché conosciamo la fatica e la stanchezza di essere sacerdoti oggi, la tentazione dell’individualità… fragili, ma sostenuti dalla sua grazia e dal popolo di Dio, strumenti che usano le proprie mani per distribuire, come gli apostoli, il pane di Cristo e per essere segni, per consolare e per aiutare», anche attraverso l’amministrazione dei sacramenti e l’uso degli Oli benedetti per i catecumeni (per il Battesimo), per gli infermi e per la Cresima e l’ordine sacerdotale.

Il Vescovo ha annunciato, al termine della celebrazione, che «quest’ultimo Olio verrà usato il 30 maggio per ordinare sacerdoti i due diaconi Marco Rosazza e Antonio Iannacone».

La benedizione degli Oli, infatti, è stata il suggello di una celebrazione che fa percepire ai sacerdoti la bellezza del sentire su di sé, come diceva Gesù citando Isaia, «lo Spirito del Signore»: Spirito invocato con la voce nel rinnovo delle promesse sacerdotali ed echeggiato dal vescovo, accompagnato dalle mani sospese nell’aria, nella consacrazione eucaristica e del crisma.

Uno Spirito che sembrava aleggiare davvero nella chiesa, tra l’incenso illuminato dai raggi obliqui del sole che entravano dalle vetrate del presbiterio.n 

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