In consiglio regionale è lite sul caso della bisteccheria

Assenti Cirio e Chiorino (di cui le opposizioni chiedono le dimissioni) alla prima seduta dopo che è esplosa la vicenda

Non si è quasi parlato d’altro nel primo consiglio regionale dopo l’esplosione del caso della bisteccheria romana e dei legami con una famiglia fiancheggiatrice della camorra. Ma mancavano gli interlocutori: era assente Elena Chiorino, vicepresidente e socia dell’impresa che aveva il controllo di quel ristorante, insieme alla figlia diciottenne di un condannato per riciclaggio di denaro della camorra. Alberto Cirio era a Bruxelles per un vertice con la Commissione Europea. Ha lasciato una nota letta dall’assessore ai Rapporti con il consiglio Gian Luca Vignale: segnalava la disponibilità a fornire spiegazioni in aula, alla prima occasione utile. Sarà martedì 31, quando verrà convocata la prossima seduta, un rinvio che ha fatto infuriare le opposizioni che, in quell’occasione, farà inserire all’ordine del giorno anche una mozione per chiedere le dimissioni di Chiorino. L’annuncio è arrivato dalla capogruppo del Pd Gianna Pentenero, agguerrita quanto le colleghe Sarah Disabato del M5S («Quelle di oggi sono assenze inqualificabili» ha detto in aula) e Alice Ravinale (Alleanza Verdi Sinistra): «È una vicenda che ci fa dubitare dell’integrità morale della vicepresidente».

La seduta, ironia della sorte, prevedeva anche la lettura dei nomi delle vittime di mafia, un modo che una legge regionale approvata l’anno scorso all’unanimità ha aggiunto alle commemorazioni per la giornata nazionale che le ricorda. «Non c’è lo stato d’animo giusto» ha detto Pasquale Coluccio (M5S), primo firmatario di quella proposta di legge, provando a chiedere un rinvio. La maggioranza lo ha bocciato, così come i soli capigruppo del centrodestra avevano partecipato alla riunione che ha messo in calendario per martedì prossimo l’informativa di Cirio e Chiorino sul caso della bisteccheria romana. Il centrosinistra è così uscito dall’aula lasciando ai soli consiglieri di maggioranza il compito di leggere i nomi. Tra loro non c’era Davide Zappalà, l’altro esponente biellese di Fratelli d’Italia coinvolto nel caso del ristorante romano., assente a sua volta alla seduta. Per lui e per la vicepresidente è arrivata la difesa del collega di consiglio e di partito Carlo Riva Vercellotti che ha parlato di «processo mediatico vergognoso, ma tipico di un certo modo di fare opposizione» di fronte a «fatti totalmente inconsistenti».

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