La città al Gipin, carnevale è cominciato

A palazzo Oropa la cerimonia di consegna delle chiavi con tante maschere ospiti e qualche battuta

«Signor sindaco, l’anno prossimo ci serve una sala più grande» invoca Arlecchino, con quel bell’accento bergamasco che fa subito Italia dei campanili. In effetti non ci stava più uno spillo, anzi un coriandolo, nella sala consiglio di palazzo Oropa che nel pomeriggio di sabato 31 gennaio ha ospitato la cerimonia della consegna delle chiavi al Gipin, la maschera della città, sancendo l’apertura del carnevale. Se lui, insieme a Catlin-a, era il padrone di casa, gli ospiti sono arrivati da tutto il Piemonte e da mezza Italia, come Crispiano in provincia di Taranto, Savona, Verona, con Papà Gnocco che ha ringraziato Biella, così attenta al carnevale mentre nella sua città si combatte a colpi di ricorsi al Tar per stabilire chi debba organizzare la sfilata. Marzio Olivero con pazienza e un po’ di incoscienza ha letto uno per uno i nomi delle maschere, rischiando qualche errore di pronuncia che si è presentato puntuale: quando ha sbagliato l’accento di Ul Giupì e la Margì, simboli del carnevale di Bergamo, ha rischiato un’aggressione (scherzosa) a colpi di polenta taragna.

C’è stato spazio anche per qualche punzecchiatura, anche se il Cucu, solitamente il più caustico dalla “sua” Chiavazza, è stato per una volta ospite silenzioso. Il Gipin invece ha sciorinato i problemi della città, dalla funicolare (con la Catlin-a che si è lamentata perché le tocca percorrere le coste a piedi e arriva col fiatone) al mercato, a via Italia con i lavori in corso «e noi che speravamo» ha detto Gipin «di far vedere le bellezze di Biella agli ospiti, gli abbiamo fatto trovare un cantiere». Olivero ha incassato e replicato: «Il Gipin ha fatto l’elenco di tutte le grane che ci sono in città. Sono contento perché adesso per due settimane tocca a lui occuparsene. Spero che, al mio ritorno, tutto sarà a posto». Anzi, ha scherzato a sua volta: vedendo un Gipinot e due Catlinete, piccoli scudieri ad accompagnare le maschere della città ha osservato «una certa moltiplicazione dei bambini, forse Gipin ci deve qualche spiegazione». Ci ha pensato Catlin-a, rimarcando che «a Camandona, dove abitiamo, non c’è la televisione». Il sindaco, sorridendo, ha preso nota, immaginando che possa essere la soluzione alla crisi demografica, con il suo sogno di riportare la città a 50mila abitanti.

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