Dottoressa aggredita al Pronto soccorso

Non è un caso isolato e l’Ordine chiede un incontro con il Prefetto. Nella notte un’altra sanitaria della Guardia medica di Cossato ha dovuto chiamare i carabinieri

Il paziente pretendeva di essere ricoverato; quando la dottoressa che lo visitava gli ha semplicemente prescritto dei farmaci per poi dimetterlo, lui l’ha prima aggredita verbalmente e poi l’ha spinta contro il muro per poi farla cadere. La donna, una psichiatra del reparto di neuropsichiatria dell’ospedale di Biella, ha riportato un trauma cranico. L’aggressore è stato fermato e identificato dagli agenti della questura impegnati a presidiare il Pronto soccorso. Alla dottoressa era stata richiesta una consulenza proprio per le problematiche che il paziente presentava. Il fatto è avvenuto nello scorso fine settimana. E purtroppo non è un caso isolato (vedi box a fianco). Sempre più frequenti sono le aggressioni che i medici e gli operatori sanitari più in generale si trovano a subire. Anche a Biella e in provincia. Su questo brutto episodio avvenuto al Pronto soccorso interviene il presidente dell’Ordine dei medici Franco Ferrero. «Riceviamo segnalazioni ormai troppo frequenti di episodi di violenza sui sanitari durante lo svolgimento del proprio lavoro».

Ferrero aggiunge:«La collega stava lavorando con lo spirito di chi si mette al servizio della gente, con la sua passione verso una professione difficile, ma piena di valori, con l’attenzione quotidiana alla salute e ai suoi pazienti, valori che lei riconosce come fondanti del suo essere medico in scienza e coscienza. Lei è una professionista che ha sempre saputo osservare, valutare, decidere e agire in modo etico e non può che avere la vicinanza della nostra comunità professionale. Ma non può avere solo questo. Non può una persona che si prende cura degli altri rischiare la vita».

Quella delle aggressioni al personale sanitario è sempre più un’emergenza. L’osservatorio dell’Ordine continua giornalmente a ricevere segnalazioni di violenze verbali, intimidazioni, ingiurie, danni a cose per poi giungere all’aggressione vera e propria di molti sanitari.

Il Ministero della Salute ribadisce che gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari compiuta da pazienti, da loro parenti o accompagnatori vanno considerati come “eventi sentinella”, vale a dire “eventi avversi di particolare gravità, potenzialmente evitabili, che possono comportare morte o grave danno, rispetto ai quali si richiede la messa in atto di opportune iniziative di protezione e prevenzione”.

Per Ferrero «questi eventi non devono essere sottovalutati e si devono mettere in atto tutte quelle iniziative idonee a prevenirli e a contenerli. C’è una legge sulla sicurezza degli operatori che prevede che le aziende debbano adottare protocolli per segnalare alle autorità tutti gli episodi di violenza, in modo da attivare la procedibilità d’ufficio. Io penso che una struttura sanitaria dovrebbe farsi carico dell’analisi del problema e dell’avvio di tutte le misure volte al suo contenimento e superamento».

Per il presidente dell’Ordine dei medici, che si appresta a chiedere un incontro con il Prefetto, «occorre riportare il medico ad essere considerato come un attore della relazione di cura, non come un nemico da combattere. Comunque noi continueremo a curare i nostri pazienti senza tirarci indietro perché crediamo nel servizio sanitario nazionale nonostante le aggressioni, nonostante la stanchezza, nonostante i carichi di lavoro, nonostante la diminuita riconoscibilità della nostra professione».

A Cossato

Paura la scorsa notte per una dottoressa, 26 anni, in servizio alla Guardia medica di Cossato. Era circa l’una e mezza quando in ambulatorio si è presentato un giovane uomo, 24 anni, con fare aggressivo. Lo stesso aveva già dato noie nei giorni scorsi. A quel punto la dottoressa di turno, da istruzioni ricevute, ha chiamato il numero unico d’emergenza 112. Sono così intervenuti i carabinieri.

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