Due giovani under 30 e la scommessa di una sartoria
Nuova attività: Kalya è il nome dell’atelier di Biella dedicato alla donna
Paola Guabello
Si chiama Kalyra l’atelier che Alessia Bodo, 26 anni, e Andrea Coda Cap, 29, hanno aperto in questi giorni in via Ivrea. Kalyra potrebbe essere un nome di donna dal fascino esotico, ma in realtà nasce come acronimo di kashmir, lino e raso, e si ispira a tessuti di qualità (quelli biellesi in particolare) che verranno usati nella sartoria dove il “su misura” è declinato al femminile. «Ho sempre avuto una passione per la moda, ma il vero primo approccio a questo mondo è nato quasi per caso quando ho iniziato a lavorare nell’ufficio modellismo di un’azienda biellese che produce abbigliamento sportivo. Mi occupavo dei prototipi ma seguivo con attenzione le colleghe modelliste. Per questo motivo ho frequentato un corso a Milano, all’Accademia del lusso, dove seguito il corso di tecnico modellista». Poi il progetto ha iniziato a prendere forma un anno fa: «Ho iniziato a parlarne con Andrea un po’ per caso, ci siamo confrontati e abbiamo capito di condividere la stessa vocazione, o meglio ancora potremmo chiamarlo entusiasmo. Lui ha imparato a cucire grazie alla sua mamma che ha avuto una sartoria per 20 anni a Biella e ora è in pensione. Così abbiamo iniziato a immaginare di rivitalizzare il suo atelier, lo abbiamo ristrutturato e riaperto. Non abbiamo un piano A o un piano B, questo è il lavoro che vogliamo fare nella vita e ne siamo convinti».
Nelle intenzioni dei due giovani sarti, professione rara fra le nuove generazioni e ancora di più fra gli artigiani che scelgono di dedicarsi alla donna in una città conosciuta in tutto il mondo per la sua eccellenza tessile, è proprio quella di creare uno spazio in cui le clienti si sentano accolte e valorizzate «perché pensiamo che sentirsi a proprio agio in ciò che si indossa può fare la differenza nell’affrontare una giornata di lavoro come un’occasione speciale. Un’altra cosa fondamentale per noi sono i tessuti che proponiamo. Siamo contro il fastfashion, crediamo sia importante ritornare a utilizzare stoffe in fibre naturali per rispettare la nostra pelle e quale miglior modo se non quello di appoggiarci alle aziende del territorio che sono sinonimo di esperienza e qualità. Ci piace raccontare la tradizione biellese a chi entra da noi, parlare di sostenibilità. Per questo le riparazioni, seppure non siano il nostro obiettivo, le vogliamo interpretare come un modo per evitare lo spreco».
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