Industria: 14 contratti su 100 sono destinati agli immigrati

Occupazione Nel Biellese una delle quote più basse del Paese: siamo all’88° posto per l’incidenza di nuovi ingressi di stranieri nel mondo del lavoro

Cresce in Italia il numero di lavoratori stranieri: nel 2025 le assunzioni di immigrati raggiungono il 25 per ceto del totale: insomma, un nuovo assunto su 4 non è italiano. Per avere un’idea della situazione, va evidenziato che il numero è raddoppiato rispetto al periodo pre covid. Un’incidenza che però varia nei diversi settori: in agricoltura ad esempio le assunzioni di immigrati raggiungono quasi la metà del totale; nel tessile abbigliamento calzature arrivano al 41,8 per cento.

Quest’ultimo dato non trova però riscontro nel nostro territorio: una recente indagine di Cgia evidenzia che nel 2025 nel Biellese i contratti per lavoratori stranieri hanno rappresentato il 14,2 per cento del totale, una delle quote più basse del Paese. La nostra provincia è infatti all’88° posto in Italia per l’incidenza di nuovi ingressi di stranieri nel mondo del lavoro rispetto alle 105 province considerate.

Il nostro territorio continua ad essere tra i meno ricettivi nei confronti dei lavoratori stranieri. Le nuove entrate nelle imprese del Biellese nel 2025 sono state complessivamente 10.400. Di queste, 1480 di lavoratori stranieri, per una quota del 14,2 per cento.

Le altre province piemontesi evidenziano numeri diversi. A Verbania le imprese hanno registrato 12.950 ingressi di cui 1570 di immigrati, per una quota che sfiora il 20 per cento. A Torino le entrate di lavoratori stranieri nelle imprese sono 34.840 sui 167.520 contratti (il 20,8 per cento). Vercelli la quota è stata del 21,6 per cento; a Novara sono stranieri il 24,7 per cento dei nuovi ingressi; ad Alessandria 29,6 per cento; ad Asti il 30 per cento; a Cuneo il 34 per cento.

Gli stranieri sono ormai una componente essenziale del mercato del lavoro non più una componente marginale o temporanea. Un aspetto poco discusso riguarda i conti pubblici: i lavoratori stranieri pagano tasse e contributi come tutti, ma essendo mediamente più giovani usufruiscono meno di pensioni e prestazioni. Il risultato è un saldo positivo: versano più di quanto ricevono, contribuendo a sostenere il sistema previdenziale, in termini di liquidità disponibile.

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