Nasce “RiTessiAmo”
Closeoop entra in gioco
con la città di Torino
Riciclo tessile. Farà parte di uno dei 16 progetti scelti dal bando «Cultura e imprenditorialità incardinate nell’economia circolare nel tessuto urbano»
Lettura 2 min.Biella torna al centro dell’innovazione, questa volta non per la produzione di tessuti di alta gamma ma per il riciclo. È negli stabilimenti di Dbt Fibre e della sua divisione Closeoop, che prenderà forma una parte cruciale di RiTessiAmo, uno dei 16 progetti selezionati dal bando della città di Torino Cultura e imprenditorialità incardinate nell’economia circolare nel tessuto urbano.
Closeoop, realtà biellese specializzata nel riciclo di fibre tessili, è il tassello che chiude idealmente la filiera immaginata dal progetto: trasformare gli abiti dismessi, quelli ormai troppo usurati per essere rivenduti o riutilizzati, in nuove fibre pronte per tornare sul mercato attraverso il processo “fiber to fiber”, ancora poco diffuso in Italia e in Europa, soprattutto quando si parla di tessili post-consumo, cioè capi già indossati e non scarti di produzione.
«Il futuro del tessile non può più essere lineare» spiega Federico De Martini. «Con RiTessiAmo dimostriamo che un abito a fine vita può essere una risorsa industriale da cui far nascere nuove fibre, nuovo valore e nuove opportunità per il territorio. È questa la sfida di Closeoop: trasformare il riciclo tessile da un’eccezione a un nuovo standard produttivo».
Rigenerare fibre da abiti usati richiede materiali selezionati con cura per composizione e colore, oltre alla rimozione di bottoni, zip e altri elementi che ostacolano il processo.
Un lavoro delicato, oggi svolto perlopiù manualmente e spesso delocalizzato dove il costo del lavoro è più basso, con filiere lunghe e poco trasparenti. Il risultato è che, a livello globale, meno dell’1% dei tessili viene effettivamente riciclato in nuove fibre: il resto finisce in usi a basso valore, come stracci e imbottiture, oppure viene incenerito.
“RiTessiAmo” vuole provare a invertire questa tendenza ormai riconosciuta come insostenibile per il pianeta, costruendo una filiera corta, quasi interamente piemontese. Il progetto, nato dalla collaborazione tra la startup Atelier Riforma (capofila), l’associazione Società di San Vincenzo de’ Paoli con il suo Emporio solidale Abito e, appunto, Dbt Fibre attraverso Closeoop, mette in campo un budget di poco meno di 125mila euro e si svilupperà in dieci mesi di attività, tra settembre 2026 e giugno 2027.
Il cuore operativo sarà negli spazi di Abito a Torino, dove verrà organizzato un sistema per selezionare i tessili idonei al riciclo, supportato dalle tecnologie di Atelier Riforma: uno spettrometro Nir per l’identificazione delle fibre e strumenti di intelligenza artificiale per digitalizzare e mettere in vendita i capi ancora riutilizzabili.
I materiali selezionati, privati degli elementi di disturbo, verranno poi inviati a Biella, dove verranno rigenerati in nuove fibre.
Il risultato è un modello circolare quasi a chilometro zero: raccolta, cernita, disassemblaggio, riciclo e filatura entro un raggio di appena 80 chilometri, un’eccezione in un settore, quello del tessile post-consumo, storicamente globalizzato e frammentato.
Ma il progetto è ambizioso e non si limita alla dimensione industriale.
È previsto un servizio gratuito di recupero e gestione circolare dei tessuti dismessi da aziende ed enti del territorio, il potenziamento della Sartoria sociale di Abito con corsi e laboratori aperti alla cittadinanza, e attività di sensibilizzazione al consumo responsabile nella moda, con incontri nelle scuole, eventi e workshop, oltre a formazione gratuita per aziende, professionisti e studenti.
Secondo i promotori, “RiTessiAmo” è un caso pionieristico: non risultano esperienze analoghe in cui un ente no profit dedito alla raccolta solidale di abiti disponga di tecnologie avanzate come quelle del progetto, insieme a uno staff formato per preparare i tessili al riciclo. Una dotazione finora prerogativa quasi esclusiva dei grandi operatori industriali.
Per Biella e Closeoop, “RiTessiAmo” è anche un’occasione per confermare il ruolo del territorio come polo di competenza nella lavorazione delle fibre, questa volta in chiave di sostenibilità: non più solo produzione, ma anche rigenerazione, in un modello che i promotori indicano già come possibile best practice internazionale per il Piemonte.
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