Stellantis Verrone, il futuro viaggia
con il nuovo Ducato
Automotive L’impianto produrrà i cambi per il nuovo motore mild-hybrid in arrivo dal 2029: il lavoro è assicurato almeno fino al 2032-2033
Lettura 2 min.Una boccata d’ossigeno e, soprattutto, una certezza di lungo periodo per il comparto automotive e per l’economia del Biellese. Lo stabilimento Stellantis di Verrone si assicura un ruolo di primo piano nella transizione ecologica dei veicoli commerciali del gruppo: alla ex Lancia arriverà infatti la produzione del cambio destinato ad equipaggiare la nuova motorizzazione mild-hybrid del Fiat Ducato (e dei modelli gemelli del gruppo).La conferma ufficiale è arrivata dalla direzione aziendale di Verrone alle rappresentanze sindacali, coordinandosi con l’annuncio dato dallo stabilimento campano di Pratola Serra (Avellino), dove dal 2029 prenderà il via l’assemblaggio del nuovo propulsore ibrido leggero.
«Si tratta di una notizia importante, che va letta nella prospettiva delle rivendicazioni portate avanti dalla Fiom-Cgil in ambito di prospettive industriali nazionali e territoriali di questi ultimi anni. Notizie quindi positive, in un quadro che però resta complesso e in continua evoluzione, tra crisi dell’automotive e tiepidi investimenti nel settore dell’elettrico» spiega Filippo Porcari, segretario Fiom Cgil di Biella.
Il quadro industriale che si compone disegna una filiera strategica tutta interna a Stellantis. Il propulsore nascerà a Pratola Serra, mentre a Verrone spetterà il compito di realizzare il cambio ad esso abbinato. I gruppi motopropulsori completi saranno poi spediti verso i grandi poli di montaggio finale dei veicoli commerciali leggeri.
Per Verrone si tratta di un’assegnazione chiave. Il Ducato e i veicoli commerciali leggeri della divisione Stellantis Pro One rappresentano una delle colonne più solide e redditizie per il gruppo, al riparo dalle oscillazioni più brusche che caratterizzano il mercato delle autovetture private. L’introduzione della tecnologia mild-hybrid permetterà infatti di rispondere alle stringenti normative europee sulle emissioni, garantendo al contempo a professionisti e flotte costi d’acquisto e di gestione competitivi.
Sotto il profilo operativo, l’intesa porta un ulteriore elemento positivo: l’integrazione del nuovo cambio avverrà senza la necessità di radicali stravolgimenti né sul fronte del prodotto né su quello delle linee di montaggio. Un fattore che consentirà di valorizzare il know-how e la capacità produttiva già installata nell’impianto biellese, riducendo i tempi di messa a regime.
Ma è sul piano temporale che la notizia assume il peso maggiore. L’avvio della produzione nel 2029 garantisce una continuità di volumi e un’orizzonte di saturazione industriale per il sito di Verrone esteso almeno fino al 2032/2033. Un rassicurante margine di stabilità per i lavoratori e per tutto l’indotto locale in una fase di profonda trasformazione del settore.
Ma Fiom Cgil invita a tenere alta la guardia: «Ricordiamo il mancato investimento nella “Gigafactory” promessa a Termoli» evidenzia Porcari. «Registriamo inoltre una produzione che, a Verrone, non viene smaltita dagli invii esterni... I magazzini sono insomma pieni. Resta quindi sempre presente il tema della saturazione degli impianti. Speriamo che questo non sia il preludio a nuova cassa integrazione, fermo restando che ci si aspetta l’uscita dallo stabilimento di 70 unità che nei prossimi 3 anni matureranno i requisiti pensionistici. A tal proposito la Fiom-Cgil monitorerà queste uscite richiedendo la stabilizzazione, mano a mano, dei 17 giovani nuovi ingressi in somministrazione, in maniera da spingere il reintegro della forza lavoro».
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