Niente scuola? Nessun futuro

Uno dei temi che l’impresa locale si pone con maggiore angoscia in questo periodo à come riuscire a colmare lo iato evidente che esiste tra le necessità di manodopera formata da parte delle aziende e il variegato mondo dell’educazione e della formazione. Non è un tema nuovo. Se ne parlava anche più di trent’anni fa, quando, forse, si era ancora in tempo per fare qualcosa. Purtroppo però questo argomento è rimasto oggetto di convegni e dibattiti e non si è mai trasformato in una profonda e completa ristrutturazione del mondo dell’educazione e della formazione che fino ad oggi è stato pensato più per coloro che ci lavorano che per gli studenti che se ne devono servire. Non fa eccezione l’ultima “Buona scuola”, riforma il cui titolo risulta sempre più simile a un ossimoro in un Paese in cui le aule sono fatiscenti e pericolanti e insegnare ai ragazzi è diventato un percorso accidentato, tra programmi e mezzi inadeguati e famiglie sempre più disattente al futuro dei ragazzi.

A Biella però, da alcuni punti di vista, una volta tanto, stiamo meglio che altrove. Le scuole locali sono tutte animate da un corpo docente appassionato, guidato da presidi dinamici e pieni di iniziativa. Purtroppo ciò che dipende dal Ministero è sempre carente, ma con insegnanti così il colpo è un po’ attutito. C’è anche un Istituto di formazione superiore in campo tessile che offre a 25 studenti all’anno un posto quasi sicuro nel settore principale del nostro territorio. Anche la formazione professionale, che in molte parti del Paese rappresenta una vergogna, con corsi che a tutto servono, meno che a insegnare un mestiere, in certi istituti locali offre solidi insegnamenti soprattutto per le professioni manuali tecniche. Esempi virtuosi, che però rischiano di annegare in un sistema generale da rivedere completamente. E che riempie inutilmente liste di collocamento, ormai solamente utili alle statistiche.

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